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Articoli: Lavori Edili

Passi da seguire per installare una stufa a legna in casa
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Come inserire una stufa a legna in casa  Mantenere una temperatura piacevole durante le stagioni più fredde, presuppone una tipologia di riscaldamento che va assolutamente di pari passo con una coibentazione puntuale e precisa di pareti e serramenti. Qualsiasi tipologia di impianto, tradizionale o a pavimento garantisce un corretto comfort nei vari ambienti, solamente se questi sono predisposti a far rimanere tutto il calore prodotto all’interno di zone giorno e zone notte ben progettate. Quando si pensa a metodi alternativi, come caminetti ma in particolare stufe a legna ritornate molto in auge, ci si chiede come debbano essere inseriti in casa e se possano in qualche modo sostituire e diventare l’unica sorgente di riscaldamento all’interno di un’abitazione. Oppure fornire una valida alternativa in momenti intermedi della giornata che possano evitare di metter in funzione un intero impianto. La risposta è positiva per entrambi i dubbi, ovvero una vasta gamma di soluzioni oggi predispone delle canalizzazioni da applicare ad appositi dispositivi per stufe a legna che coniugano e trasportano l’aria riscaldata nei vari ambienti attraverso bocchette, diventando la fonte di produzione di calore principale. In alternativa una stufa a legna trova una perfetta collocazione in ambienti ampi e particolarmente vissuti, come un living open space o un soggiorno, dove si può godere di un dolce tepore in ogni momento della giornata, senza dover far entrare in funzione l’impianto generale della casa. Oggi vi vogliamo consigliare su quali siano i passi più importanti da seguire per installare una stufa a legna in casa per cercare di non incappare in errori e evitare problematiche improvvise. Stufa a legna in casa: osserva i modelli e le dimensioni Una tra le innumerevoli cose da osservare per una stufa a legna, riguarda i modelli presenti sul mercato, ciascuno con le proprie forme e geometrie. Se è vero che l’efficienza termica dovrebbe essere il primo dettaglio da valutare, l’aspetto esteriore di questo elemento è la prima cosa che inevitabilmente colpisce e che va scelto con cura per essere in perfetta armonia con lo spazio circostante in cui verrà inserito. Stessa attenzione va effettuata per la dimensione della stufa, che però viene calcolata in base alla potenza necessaria per riscaldare in modo adeguato le stanze di casa. Maggiori sono i metri cubi da considerare, più elevate saranno le grandezze dell’apparecchio. Indicativamente per ogni mc occorrono circa 35 kcal che convertite in kW, daranno il numero della potenza minima che la stufa a legna dovrà soddisfare e la conseguente metratura del suo ingombro. Stufa a legna in casa: valuta i materiali  I materiali con cui può venir costruita una stufa a legna sono sostanzialmente quattro e tutti molto validi e con qualità ottime da valutare caso per caso. Sceglierne uno piuttosto che un altro dipende molto dalla resa a livello termico di ciascuna e da come si deve inserire in un ambiente per dialogare con lo stile presente in casa. Le stufe che si possono trovare sul mercato possono quindi essere realizzate in: acciaio: ha la peculiarità di scaldarsi molto in fretta, raggiungendo velocemente la temperatura desiderata. Gli elementi in acciaio vengono saldati e legati alle parti circostanti solitamente in ghisa. Tra quelle presenti nei negozi specializzati, una stufa a legna in questo materiale è sicuramente la più economica. Unico neo è che una volta spenta, il calore residuo è praticamente nullo; ghisa: è un ottimo conduttore termico ottenuto dalla fusione di ferro e carbonio ed è particolarmente apprezzata per la sua capacità di immagazzinare calore e di diffonderlo in modo graduale e omogeneo nell'ambiente, rendendo ottimale il comfort che si percepisce all’interno di una casa; pietra ollare: come per la ghisa anche questo materiale possiede la specifica caratteristica di accumulo e rilascio termico per irraggiamento, che non necessita di avere un fuoco vivo e continuo nel corso della sua accensione. Molto apprezzate per lo loro doti estetiche, connotano lo spazio in casa di bellezza e funzionalità in termini di riscaldamento alternativo; maiolica: è un tipo di produzione ceramica costituito da un elemento poroso rivestito, per immersione, di uno smalto a base di stagno. Questo materiale, personalizzato con varie rifiniture e colori, riveste la camera di combustione che fa rientrare questa fonte di calore nella categoria delle stufe ad accumulo (come quella in ghisa e a pietra ollare) con un’efficienza termica oltremodo garantita. Stufa a legna in casa: decidi dove collocarla Dovendo dipendere dalla posizione del canale di sfiato per la canna fumaria, la collocazione di una stufa a legna non può avere infinite soluzioni, anche se con le tecnologie contemporanee si vedono progetti dove tali elementi non sono più stipati solo in angoli o lungo le pareti ma anche a centro stanza come un vero e proprio complemento d’arredo. Questo dipende dal fatto che persino le tubature a vista divengono oggi giorno, oggetto da mettere in mostra e che ben si sposa con il concetto estetico in cui viene inserito. In alcune collocazioni, è possibile che resti incandescenti di cenere che possano inavvertitamente danneggiare il pavimento circostante la stufa a legna, (parquet o moquette). Inserire una porzione di una superficie ignifuga a terra, per tranquillizzare i proprietari di casa più esigenti offre una valida protezione aggiuntiva per questo problema. Stufa a legna in casa: inserisci la canna fumaria  Nessuna stufa a legna può funzionare senza canna fumaria. Nelle soluzioni dove non la si vede a occhio nudo è perché sono stati semplicemente utilizzati degli escamotage per nasconderla: in qualche raro caso perché incassata a parete ma più facilmente perché rivestita da cartongesso o da materiali innovativi ed esteticamente evoluti, per renderne più contemporaneo e attuale il look. Lo scarico dei fumi è costituito da una semplicissima tubazione di 8 cm di diametro che va direttamente sul tetto ed è collegato all’impianto di ventilazione interno. La canna fumaria per una stufa a legna, è regolata dalla norma UNI EN 13501, che prevede: l’installazione di canne fumarie non collettive; che i materiali impiegati rientrino nella classe A1 e marcati CE; che l’intero canale sia stato coibentato e dichiarato idoneo; che l’ispezione e la pulizia possano essere effettuati in modo pratico e veloce. Stufa a legna in casa: pianifica la manutenzione La manutenzione di una stufa a legna non si limita allo smaltire dal braciere i residui della combustione avvenuta e la rimanenza della brace stessa. Significa in realtà pianificare una corretta e puntuale pulizia ordinaria e straordinaria relativa a molteplici fattori. Svuotare il cassetto della cenere e rimuovere qualche residuo più invasivo con utensili metallici appositi è una prassi da compiere ogni tot giorni a seconda dell’utilizzo che si fa della stufa a legna stessa; così come la consueta pulizia del vetro. E’ naturale che nel periodo più freddo sarà normale non avere un oggetto sempre lindo e in perfetto stato per il quotidiano uso che si fa dell’apparecchio ma una volta arrivata la bella stagione è doveroso applicare un’igienizzazione più approfondita: togliere le parti smontabili interne della stufa, è il primo passo da compiere per eliminare incrostazioni, resina e cenere che a lungo andare intaserebbero le condutture limitandone il tiraggio; controllare la condizioni delle guarnizioni che devono rimanere sufficientemente elastiche per una perfetta tenuta, anche quelle dello sportello di chiusura è un’ulteriore verifica da attuare; eliminare la ruggine superficiale su alcune parti sarà normale per i materiali non inossidabili, facilmente eliminabile con pagliette metalliche; la pulizia della canna fumaria, va effettuata una volta l’anno per togliere le sostanze che la legna bruciando rilascia, intasando la tubazione.   Stufa a legna in casa: considera i costi  Considerare i costi di una stufa a legna da posizionare in casa, significa stabilire un budget che può oscillare tra i 900 e i 3.500 euro. Tali indicazioni rientrano in una fascia di prezzi generica, in quanto: marca dell’azienda produttrice; potenza e portata; materiale e dimensioni; influiscono e incidono sulla cifra finale relativa all’acquisto. Oltre a ciò vanno considerati trasporto e installazione, che possono essere già calcolati nell’importo totale o essere presenti in una voce a parte del preventivo. Altro costo da prendere in considerazione è quello relativo alla manutenzione straordinaria, che va effettuata da uno specialista che rinnoverà la garanzia relativa alla sicurezza dell’oggetto, preservando una ottimale funzionalità ed efficienza e nel tempo.
Ristrutturare il balcone: tutti gli step da seguire
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La ristrutturazione completa del balcone è un intervento che si rende necessario per diversi motivi. La causa principale che spinge a rifare il balcone è la comparsa di segni visibili ed inequivocabili di degrado o cedimento. Questi fenomeni si verificano a causa della forte esposizione dei balconi agli agenti atmosferici per lungo tempo, oppure può derivare da errori nella progettazione o nella realizzazione del balcone, incluso l'utilizzo di materiali di scarsa qualità. Talvolta ristrutturare il balcone si rende urgente per questioni di sicurezza, soprattutto in costruzioni datate. Una situazione diversa si ha invece quando si decide di rinnovare il balcone semplicemente per offrire alla propria casa un ambiente all'aria aperta curato e funzionale, dove si possa trascorrere dei momenti di relax.  Prima di intervenire bisogna fare una distinzione necessaria tra balcone privato e balcone condominiale. Mentre per un edificio indipendente si ha la libertà di scegliere come modificare il balcone e quali materiali utilizzare, in condominio potrebbe essere richiesto il rispetto delle regole di decoro imposte dal regolamento condominiale per cui si dovrebbe agire di conseguenza adattandosi alle norme. In presenza di danni visibili sulla struttura del balcone, come parti di intonaco del sottobalcone staccate con il ferro del cemento armato a vista oppure frontalini sgretolati, prima di intervenire sul balcone sarà indispensabile rivolgersi ad un tecnico che possa valutare se necessario mettere in sicurezza il balcone attraverso un'opera di consolidamento strutturale. Per prima cosa devono essere rimosse le componenti instabili per poi ripristinare la struttura in cemento armato e gli intonaci. Una volta sistemata la parte strutturale si potrà intervenire sulla pavimentazione, partendo dalla demolizione del rivestimento e del massetto per poi passare al rifacimento della pavimentazione con attenzione alle pendenze per evitare ristagni d'acqua. Per completare bisognerà intervenire anche su ringhiere o parapetti optando, a seconda dei casi, per la sostituzione o il rifacimento dell'esistente. Per le pareti del balcone la ristrutturazione può consistere nel rifacimento dell'intonaco ma se questo strato è in buono stato può essere sufficiente la semplice tinteggiatura.  Da valutare la necessità di posare materiali con particolari qualità, anche in base al luogo in cui si trova l'edificio. Ad esempio, se ci sono frequenti gelate invernali bisognerà impiegare materiali con elevata resistenza alle basse temperature. Come impermeabilizzare un balcone L'impermeabilizzazione del balcone è fondamentale per bloccare le infiltrazioni d'acqua negli strati sottostanti la pavimentazione, evitando conseguenze sulle componenti strutturali ed aumentandone la durata. Lo strato impermeabilizzante viene posto sotto alla pavimentazione. Generalmente si applica una guaina bituminosa con particolare attenzione alle zone di raccordo dove si hanno più probabilità di infiltrazioni. Quando il pavimento si presenta in buono stato si può valutare l'idea di realizzare una ristrutturazione che non prevede demolizioni con tempi e costi contenuti, optando per la posa di un impermeabilizzante sopra la pavimentazione. Un ulteriore elemento utile per l'impermeabilizzazione del balcone è la posa di scossaline in rame o altro materiale che impediscono il contatto dell'acqua su determinate superfici, come i frontalini del balcone, altrimenti esposte alla pioggia o altri agenti atmosferici. Quali pavimentazioni scegliere per rifare un balcone Il materiale ideale da posare per il nuovo pavimento del balcone è resistente agli agenti atmosferici, al cambio di temperatura, al gelo, alle macchie ed è antiscivolo. Le opzioni da considerare sono molte. Tra queste una valida possibilità è costituita dai pavimenti in legno per esterni. Hanno notevoli qualità dal punto di vista estetico ed apportano un affascinante tocco naturale all'edificio, rendendo l'atmosfera del balcone sofisticata ed accogliente. Questa soluzione risulta vantaggiosa da molti punti di vista ma è sempre necessaria una manutenzione corretta e costante per mantenere il pavimento in legno sempre in perfette condizioni.  Una soluzione più classica per pavimentare il balcone è la posa di piastrelle. Quelle in grés porcellanato rappresentano un'ottima scelta grazie alle elevate prestazioni in termini di resistenza all'usura e all'urto, la bassa porosità, l'ingelività e la semplicità di pulizia. Anche dal punto di vista estetico sono un buon prodotto essendo proposte in molte varianti diverse per formato e finiture. Si possono trovare piastrelle in grés porcellanato che riproducono fedelmente l’aspetto di altri materiali quali pietra, marmo, legno o cemento, oppure i motivi ornamentali tipici delle cementine. Altre soluzioni altrettanto valide sono la resina, il cotto o le pietre naturali. Rifacimento della ringhiera: recupero o sostituzione? Una ulteriore componente su cui intervenire nell'ambito del rifacimento del balcone è la ringhiera. La strada della sostituzione risulta conveniente quando la ringhiera o il parapetto esistente si presenta in cattivo stato di conservazione ed il costo per ripristinarla sarebbe superiore a quello necessario per sostituirla. Una nuova ringhiera è occasione per dare un aspetto rinnovato al balcone, più attuale oppure più consono al proprio gusto. Ad esempio, sostituire un parapetto opaco con uno in vetro consente di alleggerire la struttura e godere della vista sull'esterno oltre a dare un aspetto più contemporaneo all'edificio. Inoltre i parapetti in vetro non hanno bisogno di manutenzioni particolari se non la semplice pulizia della superficie. Il recupero della ringhiera andrebbe effettuato solo quando questa è in buono stato oppure se si tratta di un elemento di pregio artistico o architettonico, ad esempio. In questo modo non si snatura l’edificio e si mantiene il suo aspetto originale. Le classiche ringhiere in ferro sono soggette ad usura e ruggine e perciò vanno riverniciate periodicamente, sempre dopo aver eliminato lo strato di vernice presente e applicato prodotti antiruggine. Questo può essere un lavoro complesso, soprattutto per ringhiere dal disegno particolarmente elaborato. Balcone: tinteggiare pareti e aree intonacate L'ultimo step necessario per dare al balcone di casa un aspetto totalmente rinnovato è la tinteggiatura delle pareti e di tutte quelle componenti intonacate, come la copertura oppure parapetti in muratura o loro parti. Questo tocco finale si rende necessario soprattutto per omogeneizzare l'aspetto delle superfici intonacate se sono state eseguite delle riparazioni puntuali. La pittura murale da applicare dovrà essere specifica per esterni ed avere caratteristiche tali da assicurare stabilità e protezione durevole, resistenza agli agenti atmosferici, allo sporco ed alle muffe. Balcone aperto o chiuso? Il classico balcone è aperto dall'altezza della ringhiera verso l'alto. Alcuni balconi hanno copertura indipendente oppure coincidente con la soletta del balcone del piano superiore, mentre sui lati possono essere aperti oppure chiusi, come accade quando sono incassati nel volume dell'edificio. Questa soluzione consente di avere uno spazio esposto all'aria aperta ed al sole da sfruttare in particolare nelle stagioni calde, anche inserendo elementi d'arredo per esterni, tende da sole o ombrelloni.  Quando si interviene su un balcone può essere considerata l'ipotesi di chiuderlo ricavando così un ambiente più riparato. Solitamente ciò avviene per i balconi con esposizione a nord poiché sono poco soleggiati e di conseguenza scarsamente godibili da aperti. Il balcone può essere chiuso con delle vetrate realizzate su misura, fisse o apribili. Si ottiene uno spazio verandato che diventa a tutti gli effetti una stanza aggiuntiva, da utilizzare come pratico ripostiglio oppure come ambiente di soggiorno.
Riscaldamento con i termosifoni: tutto ciò che serve sapere
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Il classico impianto di riscaldamento con termosifoni è presente in molte case, si tratta infatti di un sistema efficace e di realizzazione relativamente semplice per rendere la casa un ambiente accogliente durante i mesi invernali.  Tra i vantaggi apportati dalla scelta di installare un impianto di riscaldamento con termosifoni ci sono sicuramente la rapidità con cui è possibile riscaldare gli ambienti, considerando che raggiungono rapidamente la temperatura necessaria. Vantaggiosa anche la semplicità di gestione dell'impianto, la facilità con cui è possibile regolare le temperature e la possibilità di utilizzare il riscaldamento soltanto in alcuni ambienti della casa. In aggiunta sono una tipologia di impianto che ha scarsa necessità di manutenzione. Tra gli svantaggi derivanti dall'utilizzo dei caloriferi per il riscaldamento della casa abbiamo la produzione di un'aria piuttosto secca negli ambienti riscaldati, da correggere con l'aggiunta di umidificatori. Inoltre, il calore prodotto non ha una distribuzione uniforme all'interno dell'ambiente.  Può essere letta come uno svantaggio anche la necessità di produrre alte temperature, intorno a 70°, e dunque la necessità di impiegare generatori di calore che per via delle emissioni inquinanti hanno ripercussioni sull'ambiente. Non sono idonei invece i sistemi alimentati con energie pulite se non sono in grado di raggiungere le temperature richieste. Inoltre l'uso intensivo del riscaldamento con termosifoni può comportare costi alti se si utilizza una caldaia ad alti consumi. Termosifoni in casa: quale tipologia scegliere Ci sono molti modelli differenti di termosifoni, proposti da diverse aziende, ma la differenza principale è costituita dal materiale con cui sono realizzati. I radiatori più tradizionali sono quelli in ghisa, resistenti e duraturi nel tempo. Si scaldano lentamente, ma una volta raggiunta la temperatura la mantengono a lungo, anche dopo lo spegnimento. Possono avere dei piedini per posizionarli sul pavimento oppure possono essere sospesi a parete. Hanno un'estetica vintage e la superficie può essere decorata con rilievi di diverso genere. Se si intende rinnovarli possono essere dipinti applicando delle vernici apposite. L'alternativa è costituita dai radiatori in alluminio. A parità di dimensioni sono molto più leggeri rispetto alla versione in ghisa e questo rende l'installazione più semplice. Questo metallo ha il vantaggio di riscaldarsi in fretta consentendo di ottenere ambienti riscaldati in poco tempo, ma si raffredda altrettanto rapidamente dopo lo spegnimento per effetto dell'inerzia termica di questa lega metallica. Hanno un costo inferiore rispetto ai modelli in ghisa. Un altra tipologia è costituita dai termoarredi, modelli più sofisticati progettati per integrarsi in casa come un elemento d'arredo vero e proprio. Hanno forme e stili molto variegati, alcuni modelli di design possono integrare ulteriori funzioni ed avere un aspetto simile ad un'opera d'arte. Quelli utilizzati per i bagni invece vengono indicati come scaldasalviette poichè consentono di appoggiare su di essi gli asciugamani per tenerli caldi. Alcuni di questi sono dotati di doppia alimentazione, quella tradizionale e quella elettrica, quest'ultima da utilizzare anche in estate quando l'impianto non è in funzione. Termosifoni in casa: quanti elementi installare Le dimensioni ed il potere calorifico di un termosifone dipendono dal numero di elementi di cui è costituito. Gli elementi sono i moduli che compongono il radiatore stesso, questi vengono saldati tra loro per ottenere un oggetto unico. Il numero di elementi viene stabilito in base al risultato di una valutazione effettuata dal termotecnico il quale esegue un calcolo che tiene conto delle misure dell’ambiente e dunque del volume da riscaldare e la resa termica di ogni singolo elemento. In questo calcolo influiscono aspetti difficili da contabilizzare per chi non ha conoscenze tecniche specifiche come la differenza tra la temperatura interna e quella esterna, considerando anche la capacità isolante dell'edificio. Volendo semplificare la logica con cui viene eseguito il ragionamento dal termotecnico incaricato di progettare l'impianto, possiamo dire che conoscendo le calorie necessarie per riscaldare un ambiente, anche tenendo conto delle dispersioni dovute alle caratteristiche dell'edificio, queste devono essere suddivise per la potenza generata da un elemento. In questo modo si ottiene il numero degli elementi, da arrotondare per eccesso o per difetto a seconda dei casi e qui è fondamentale l'esperienza del progettista. Ogni stanza ha quindi necessità differenti e se non si dimensionano correttamente i caloriferi non si avrà la giusta quantità di calore, in eccesso o in difetto. Termosifoni in casa: manutenzione caldaia I termosifoni sono alimentati dalla caldaia, la quale riscalda l'acqua contenuta nel circuito portandola a temperature di circa 70°. Per assicurare un buon funzionamento dell'apparecchio ed evitare ulteriori problemi è necessario eseguire una corretta manutenzione. Se si tratta di una caldaia a gas solitamente la manutenzione viene eseguita una volta all’anno da un tecnico abilitato che avrà cura di pulire accuratamente le componenti interne, andando ad individuare se ci sono pezzi usurati o guasti da sostituire.  Un'altra operazione effettuata dal tecnico è il controllo dei fumi, una misurazione necessaria per misurare le emissioni nocive prodotte dalla caldaia e liberare nell'ambiente esterno.  Se si tratta di un modello di caldaia obsoleto ma ancora funzionante si può considerare comunque l'ipotesi di sostituirla con un modello più recente che sarà più efficiente e meno inquinante. Sono da valutare anche le caldaie a condensazione e le pompe di calore oppure generatori alimentati a biomassa, decisamente più sostenibili. Termosifoni in casa: costi e spese Costo per l'acquisto caloriferi dipende dal modello scelto. Le soluzioni standard hanno prezzi più contenuti mentre se si punta su soluzioni di design queste hanno prezzi ben più elevati. A questo, se si tratta di una nuova installazione, bisogna aggiungere le spese per la realizzazione dell'impianto e per l'acquisto e l'installazione della caldaia. Quando si installa una nuova caldaia è necessario inoltre effettuare la prima accensione gestita da un tecnico, necessaria per attivare la garanzia dell'impianto. Diverso il caso della sostituzione nel quale, se non si interviene anche sull'impianto e sulla caldaia, bisognerà sostenere soltanto il costo per l'acquisto dei nuovi radiatori e le spese relative alla manodopera, necessaria per la rimozione dei vecchi radiatori e la posa dei nuovi.  A questi costi iniziali si aggiungono le spese per la manutenzione dell'impianto ed i costi di alimentazione. Questi ultimi possono essere contenuti impostando correttamente la temperatura sul termostato, fissandola intorno a 20°-21° C al massimo, in modo tale che la caldaia si spenga nel momento in cui l'abitazione ha raggiunto tale temperatura.
Bow window e bay window: finestre ricche di fascino in casa
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Un fascino che richiama nell’immediato i tipici infissi inglesi di cottage e ville di campagna, ma che in realtà ben si sviluppano in altri contesti territoriali e in un susseguirsi di stili nel tempo. Un tratto inconfondibile dell’architettura retrò e tradizionalista, la finestra bovindo ha reso note anche molte progettazioni contemporanee, permettendo di ampliare su più livelli lo spazio a disposizione in casa, creando degli ambienti aggiuntivi e panoramici trendy e dal look insostituibile. Per ciascuno di noi, guardando sia dall’esterno che dall’interno queste finestre aggettanti rispetto alla facciata dell’abitazione in cui sono inserite, il termine che fa rientrare in un un’unica classe di serramenti ciò che stiamo osservando, è bow window o quello che comunemente viene detto appunto bovindo. La categoria è in effetti una sola ma che racchiude tre principali tipologie di aperture, più una che funge da appendice, e che si differenziano per forme e modalità di costruzione: bow window; bay window; oriel window; garden window. Se le prime due hanno le medesime caratteristiche e si distinguono esclusivamente per la forma della finestra stessa, l’una circolare (bow) e l’altra poligonale (bay), la terza ricade in una sfera leggermente a parte per modalità di costruzione difforme e la quarta diventa una vera e propria struttura che sporge verso l’esterno, pur ricordando le tipiche finestre. Insieme, oggi, vogliamo scoprire le peculiarità delle due più utilizzate nel mondo contemporaneo e che sono principalmente impiegate in progettazioni nuove per creare dei bellissimi infissi, indicati soprattutto per ville e case indipendenti. Bow window e bay window: origini e caratteristiche Storicamente, questa finestra ricca di fascino, trova le sue origini nell'architettura sia romanica che gotica europea, pensata e realizzata per scopi prettamente funzionali: amplificare la porzione del serramento per aumentare la superficie da cui potessero entrare luce naturale e aria, in case di ogni genere. La peculiarità di tale finestra ricade nella sua sporgenza verso l’esterno che permette di ricavare sedute e ampi davanzali – contenitori indoor, ben illuminati e di aggiungere un valore a livello estetico e di decoro alla facciata principale dell’abitazione. Solitamente inserite al piano inferiore di una villa su più piani, possono in realtà osservare disegni diversi sui vari prospetti. Quando includono anche i piani superiori vengono solitamente create delle intere colonne a tutt’altezza molto suggestive. Le finestre bow window e bay window, hanno la caratteristica di non avere né il telaio né le ante vetrate allineate al muro perimetrale, come avviene generalmente, ma progettate seguendo un andamento orizzontale che viene costruito, in ogni ideazione, ad una altezza sempre superiore alla superficie pavimentata, altrimenti ci si troverebbe di fronte all’altra categoria di infissi che ricade nel settore delle oriel window, che interessano una minima parte del piano di calpestio. Altra qualità di questo infisso è l’assoluta mancanza di sistemi oscuranti esterni e di davanzali outdoor. Un piccolo cordolo raccorda e decora il serramento ma senza avere una sporgenza tale per collocare eventuali vasi di fiori e piante e la privacy interna potrà essere garantita da scuri interni all’ambiente o sistemi innovativi e integrati a vetro. Finestre bow e bay window: forme e geometrie Le forme e le geometrie utilizzate per queste finestre ricche di fascino e indicate per connotare bellissime ville, con una finestra bow window o bay window, sono le più disparate e se il gusto personale dei padroni di casa può essere espresso e ascoltato sulle preferenze, nella maggior parte dei casi le silohuette seguono le tendenze estetiche dello stile a cui la casa appartiene. Originariamente l’andamento circolare era il prediletto e predefinito, esclusivo di una bow window classica, ma nel tempo le curve si sono leggermente spezzate per dar vita alla medesima finestra ma con un arco a segmenti. La bay window ha dato invece i natali a sagome più lineari e squadrate, solitamente suddivisa su a tre lati, uno centrale più ampio e due laterali obliqui e maggiormente contenuti, con la possibilità di essere coperte da piccoli tetti con vari andamenti, sia poligonali che curvilinei. Bow window e bay window: quali vetri inserire Il comfort all’interno di un’abitazione, la luminosità e l’efficienza energetica, passa anche dai vetri che si sceglie di impiegare per i propri serramenti. Le tipologie vetrate da inserire in una bow window o bay window sono molteplici e come per le finestre tradizionali devono soddisfare i requisisti minimi di: isolamento acustico; isolamento termico con conseguente risparmio a livello energetico; sicurezza, antieffrazione e antisfondamento. In alcuni progetti i vetri vengono scelti anche con serigrafie, inserti a piombo e svariati colori a mosaico per connotare uno stile architettonico deciso e caratterizzante dell’intera abitazione e fanno diventare il serramento un vero e proprio oggetto di design. Bow window e bay window: materiali da costruzione Anche per quanto riguarda i materiali da costruzione non vi sono particolari differenze con ciò che deve essere attentamente soppesato rispetto ai serramenti più classici e utilizzati. Legno, alluminio o pvc sono adatti ad infissi qualitativamente performanti e competitivi nel settore delle grandi e piccole aperture per la casa. Come sempre ogni scelta andrà valutata di volta in volta e a seconda delle esigenze e necessità dei padroni di casa. Si dovrà prestare particolare attenzione alle giunture e ai cambiamenti direzionali di telaio e vetro, con uno studio accurato e approfondito per evitare ponti termici o fessurazioni in punti critici che dovranno essere visionati al dettaglio su una finestra bow window o bay window leggermente fuori dai canoni naturali.  Costi per realizzare un bow o bay window  I costi per realizzare una finestra con un fascino anglosassone non ha prezzi proibitivi, né molto differenti da quanto si spenderebbe per farsi progettare una qualsiasi altra tipologia di serramento finestrato con richieste ordinarie. Per un bow window o bay window, ciò che influirà sul budget riguarda principalmente: la grandezza dell’apertura; la scelta del materiale da costruzione, sia per il telaio che per la parte trasparente; la forma più o meno complessa; l’introduzione di soluzioni schermanti interne o inglobate nel vetro; il montaggio. Queste variabili sono pressoché le stesse a cui si deve far riferimento anche per gli infissi di tipo tradizionale e non vi sono in effetti fattori particolari che ne possano far aumentare considerevolmente il costo.
Finestra rotonda a oblò: infissi particolari per la casa
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Ispirati dall’architettura navale, dove si presentano come tante finestrelle circolari dai vetri spessi, gli oblò sono delle aperture che si possono inserire ottenendo risultati equilibrati in edifici di qualsiasi stile. A seconda dell’aspetto, infatti, si possono integrare in architetture dal sapore tradizionale o vintage, oppure in ambienti dall'estetica minimalista o high tech. In ogni caso, osservare il mondo esterno attraverso una finestra rotonda acquisisce un fascino particolare che permette di viaggiare con la fantasia. Si tratta di serramenti speciali per la particolarità della forma, ma con caratteristiche simili a formati più standardizzati ed usuali. Anche per quanto riguarda i materiali utilizzati, sia per i vetri che per i telai, non ci sono differenze tra i serramenti circolari e quelli di altro formato. Indipendentemente dal contesto, la presenza di una finestra di forma circolare non passa inosservata, sia all’interno che all’esterno di un immobile. La valenza decorativa di questa tipologia di infissi è molto forte, pur essendo elementi molto semplici dal punto di vista formale. Il cerchio è usato fin dall’architettura classica in quanto simbolo di perfezione ed armonia. Una finestra rotonda si ricollega alla tradizione dei rosoni, posizionati sulle facciate di edifici religiosi nel  rispetto di rigorose simmetrie. Nell’architettura moderna non ci sono invece delle precise regole da rispettare per l’inserimento di finestre a oblò sulla facciata di un edificio poiché vi è una grande libertà compositiva. In alcuni casi si utilizzano diversi oblò accostati in maniera apparentemente casuale, oppure uno solo di grandi dimensioni. Tutto sta nell’estro del progettista. Finestra rotonda: dimensioni dell’oblò Nelle misurazioni delle finestre a oblò si considera il diametro dell'apertura, includendo lo spessore dei profili utilizzati per l’infisso. A seconda della funzione dell’oblò e della sua collocazione si potrà individuare la dimensione più adatta e corrispondente alle necessità.  Si possono produrre finestre molto piccole, con anta obbligatoriamente fissa, il cui diametro parte da un minimo di circa 50 cm. Allo stesso tempo, le tecnologie avanzate nella produzione di serramenti permettono di realizzare serramenti circolari che raggiungono dimensioni ben più importanti, adatte ai progetti più particolari. Se necessario, le dimensioni delle finestre rotonde si possono personalizzare richiedendo prodotti realizzati su misura, altrimenti si potrà optare per soluzioni dai diametri standard. Dalle dimensioni dell’oblò dipenderanno i costi, il peso ed altri dettagli che influenzano l’installazione. Ad esempio, per piccoli raggi si possono usare alcune tipologie di cerniere ribaltabili molto semplici che non sono adatte invece a sostenere il peso di finestre a oblò più grandi. A variare sono anche gli effetti prodotti all’interno dell’ambiente, dove attraverso questo "occhio" viene apportata più o meno luce, così come in facciata cambia il disegno generato dalla presenza di un cerchio più o meno grande. Finestra rotonda a oblò: scegliere i materiali Come per le altre tipologie di serramenti, anche le finestre rotonde possono essere realizzate in diversi materiali:  finestre rotonde in PVC; finestre rotonde in PVC effetto legno; finestre rotonde in alluminio; finestre rotonde in legno-alluminio; finestre rotonde in legno. L’ampia scelta di soluzioni permette una perfetta integrazione con il progetto architettonico dell’edificio a cui sono destinate. La curvatura che caratterizza i profili delle finestre rotonde richiede una lavorazione complessa che si traduce in costi più alti rispetto alle finestre lineari. Il PVC rappresenta l'opzione più idonea alla realizzazione di finestre rotonde poiché si riesce a gestire più facilmente rispetto ad altre soluzioni. Con questo materiale plastico si hanno non solo ottime prestazioni per quanto riguarda l’isolamento termico e acustico, ma si ha molta flessibilità anche nella scelta della finitura che è disponibile in tutte le colorazioni RAL. Più complessa invece la realizzazione di finestre rotonde in legno. Finestra a oblò: tipologia di apertura Nonostante l'apparente semplicità delle finestre a oblò, queste nascondono dei meccanismi che assicurano una gestione ottimale del serramento. A seconda delle esigenze e dell’utilizzo della finestra rotonda si potranno stabilire, tra le differenti tipologie di apertura, per quali sarà opportuno optare: finestra rotonda fissa; finestra rotonda con apertura a vasistas, con ribalta verso l’interno della stanza e dispositivo antiribaltamento di sicurezza; finestra rotonda con sopraluce a vasistas, si presenta suddivisa in due semicerchi; finestra rotonda a bilico orizzontale o verticale, con avere apertura rotante fino a 180°; finestra rotonda a sporgere; finestra rotonda a battente, con apertura verso destra o verso sinistra; finestra rotonda a due ante. Se il diametro della finestra a oblò è di dimensioni contenute, sarà sufficiente un unico punto di ancoraggio, ovvero una sola cerniera che consente di effettuare senza rischi il movimento necessario per l'apertura e la chiusura dell’anta o delle ante che la compongono.  Quando invece si è di fronte ad una finestra rotonda dal diametro importante è preferibile disporre di almeno due punti di ancoraggio per avere la necessaria stabilità e sicurezza.  Finestra rotonda: installazione e posa Per gli aspetti legati all'installazione di finestre rotonde a oblò occorrerà effettuare una valutazione per ogni singolo caso, in funzione della tecnica architettonica con cui è realizzato l’edificio, analizzando i materiali e lo stile. Mentre per le finestre di forma quadrata o rettangolare la realizzazione delle aperture e l’installazione dei serramenti risulta abbastanza semplice, anche in fase di ristrutturazione, per le finestre di forma rotonda predisporre adeguatamente la parete in modo da aprire un vano circolare di dimensioni congrue risulta più complesso. Certamente non si tratta di un banale lavoro fai da te da svolgere in autonomia, ma occorrerà rivolgersi a dei professionisti in grado di effettuare l’intervento nel modo più corretto.  Costi di una finestra rotonda a oblò La maggiore complessità di realizzazione rispetto alle finestre standard, comporta dei prezzi più elevati per l’acquisto di finestre di forma circolare. Il costo è influenzato da diverse variabili quali le dimensioni, i materiali di cui sono composte e la tipologia di apertura, dove quest’ultimo aspetto ha un notevole peso nel determinare la spesa finale. A parità di dimensioni e materiali infatti, una finestra rotonda se è fissa generalmente ha un costo nettamente inferiore rispetto ad una apribile poiché è più semplice da realizzare. Per le finestre rotonde più grandi, maggiori sono le parti apribili più sarà alto il prezzo. A grandi linee i costi per le finestre rotonde in PVC o in alluminio sono di circa 500€ al mq per quelle fisse, mentre si sale a circa 800€ al mq per quelle apribili. Costi superiori sono necessari per la realizzazione di finestre rotonde in legno.
Cappotto termico: tutto quello che c’è da sapere
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Il raggiungimento di un buon livello di isolamento per gli edifici residenziali si inserisce pienamente nell’ottica di un’edilizia sempre più sostenibile e green. Il cappotto termico rappresenta uno dei sistemi che permettono di isolare le pareti di una costruzione, sia essa ad uso unifamiliare o condominiale, con l’obiettivo di ottenere migliori prestazioni. Il solo cappotto termico tuttavia non è sufficiente. Per raggiungere un buon risultato bisognerà affiancare ad esso altri interventi, come la coibentazione del tetto e l’installazione di serramenti con proprietà isolanti. Un isolamento ottimale apporta una serie di importanti benefici per ogni edificio. In particolare, l’installazione del cappotto termico consente di: contenere le dispersioni termiche; ottenere un buon risparmio energetico per la climatizzazione invernale ed estiva; riduzione delle emissioni inquinanti; riduzione dei costi in bolletta; miglioramento della classe energetica dell’edificio; miglioramento estetico dell’edificio; aumento di valore dell’immobile. L’installazione di un cappotto termico si rivela una soluzione vantaggiosa per l’edificio nella sua interezza e per chi lo abita. Il comfort interno dell’abitazione viene notevolmente migliorato, si ottengono temperature più costanti e si evitano grossi sbalzi termici. Anche la qualità dell’aria migliora, il livello di umidità è anch’esso sotto controllo e non si hanno fenomeni di condensa che possono causare muffe e funghi.  Tra gli aspetti negativi ci sono invece: l’aggiunta di spessore al volume dell'edificio; la necessità di allestire un ponteggio; la possibilità di problemi derivanti da errori nella posa. Cos’è il cappotto termico Si tratta essenzialmente di un rivestimento isolante addossato alla facciata di un edificio. Il termine cappotto indica proprio la sua funzione, ovvero quella di ricoprire un edificio per proteggerlo a livello termico, sia in estate che in inverno. Il cappotto termico ha effetti isolanti anche dal punto di vista acustico, aspetto che incrementa il livello di comfort abitativo. Se posato correttamente, il cappotto termico elimina i ponti termici che si originano nei punti di discontinuità costruttiva, ovvero tutte quelle zone in cui c’è un cambiamento di materiale, un'interruzione oppure un’apertura, causa di dispersioni energetiche e spesso anche della formazione di crepe o infiltrazioni. Una posa a regola d’arte prevede un posizionamento dei pannelli studiato appositamente per evitare queste criticità anche l’utilizzo di elementi come paraspigoli, raccordi e nastri di guarnizione. Considera le tipologie di cappotto termico Quando si decide di migliorare la coibentazione delle pareti della propria casa bisognerà per prima cosa valutare il genere di intervento da realizzare. Tra le diverse tipologie disponibili, il cappotto termico esterno è la soluzione più diffusa. Si compone di diversi strati che si vanno a sovrapporre all'involucro di un edificio dall'esterno. Un cappotto termico esterno viene realizzato fissando i pannelli isolanti alle pareti esterne attraverso l’utilizzo di malte e tasselli. In seguito i pannelli vengono coperti da un rivestimento nel quale è inserita una rete in fibra di vetro che dona maggiore stabilità. Il cappotto termico interno invece rappresenta una soluzione a cui ricorrere quando non è possibile realizzare il cappotto esterno. Il caso tipico è quello delle proprietà all’interno di condomìni che non possono realizzare un cappotto termico esterno se non si raggiunge l’accordo con gli altri condòmini oppure se si tratta di immobili sottoposti a vincoli dove non è possibile modificare la sagoma dell'edificio. Rispetto al cappotto termico esterno, quello interno è più sottile ma sottrae comunque volume agli spazi abitativi. Valuta i materiali isolanti tra cui scegliere Le opzioni da valutare sono molte per cui è utile confrontarle, basandosi sulle caratteristiche e non soltanto sui costi. Importante valutare la qualità dei materiali che costituisce garanzia di durata nel tempo, in particolare la tipologia di pannelli che sono la parte centrale del sistema.  Queste valutazioni non si possono compiere con leggerezza ma con il supporto di tecnici competenti che possano stabilire quali sono le reali necessità dell’edificio, influenzate da aspetti come: il luogo; la destinazione d’uso dell’edificio; la presenza di vincoli; Il budget. Tra le opzioni da valutare: materiali isolanti di origine sintetica (poliuretano espanso, polistirene estruso, PVC); materiali isolanti di origine minerale (lana di roccia, lana di vetro, ); materiali isolanti di origine vegetale (sughero, fibra di legno, canapa); materiali isolanti di origine composita; materiali isolanti con nanotecnologie integrate. Se si tratta di un intervento di nuova costruzione la realizzazione del cappotto sarà inclusa nel progetto dell’edificio fin dal principio per cui si potranno integrare più facilmente sistemi innovativi, mentre nelle ristrutturazioni bisogna trovare soluzioni che si adattino al rivestimento presente. Contatta un’impresa per la realizzazione La posa di un cappotto termico deve essere realizzata da un’impresa competente e dotata di mezzi adeguati. Chiedere diversi preventivi è un procedimento che consente di poter scegliere l’impresa che offre il servizio più completo e di qualità. Imprescindibile realizzare una valutazione della tipologia di intervento da effettuare, con strumenti specifici come indagini termografiche. In base a questo saranno definite anche le caratteristiche dei materiali da utilizzare per raggiungere la corretta effcienza termica. Conviene rivolgersi prima ad un progettista specializzato che si occuperà di definire ogni dettaglio. Definisci preventivi e costi Il costo di un intervento di questo genere dipende da numerose variabili. Perciò osservando diversi preventivi bisognerà valutare cosa comprende l’offerta. Per definire un budget in linea con l’intervento da svolgere bisognerà valutare quindi: i materiali utilizzati; lo spessore dei pannelli; i costi della manodopera; i tempi necessari; costi ulteriori (es. noleggio di ponteggio). A grandi linee, il costo per l’installazione di un cappotto termico è compreso tra circa 50 e 70 € al mq se si tratta di una ristrutturazione, mentre per edifici di nuova costruzione questo costo si abbassa sensibilmente essendo il cantiere già avviato. Essendo una tipologia di lavoro che riqualifica l’edificio dal punto di vista energetico, l’installazione di un cappotto termico gode di importanti agevolazioni statali. È tra gli interventi trainanti per l’ottenimento dell'Ecobonus al 110%, una detrazione fiscale che permette di ottenere il lavoro a costo zero contando sullo sconto in fattura o sulla cessione del credito all’impresa che esegue il lavoro oppure a banche o assicurazioni. Per avere accesso a questo beneficio sarà necessario dimostrare che l’intervento abbia un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio e che si ottenga il miglioramento di due classi energetiche dell’edificio (dove ciò non è possibile quella più alta) certificato con Attestato di Prestazione energetica (APE) rilasciata da tecnico abilitato.
Insonorizzare casa: come fare per isolare acusticamente
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Case indipendenti in piccoli centri abitati o abitazioni di campagna, non sono di solito eccessivamente interessate da problemi relativi al rumore proveniente dall’esterno. Chi invece risiede in fabbricati cittadini, costruiti su viali e strade sottoposte ad un intenso flusso di traffico o in appartamenti in condomini particolarmente affollati e chiassosi, sente necessariamente il bisogno di ritrovare serenità e tranquillità, rientrando nella propria dimora, dopo una lunga giornata di lavoro. Dover sostenere confusione, suoni molesti e fastidiosi schiamazzi non può essere una situazione tollerabile a lungo. Intervenire con una ristrutturazione per insonorizzare al meglio una casa, attraverso un progetto di isolamento acustico ad hoc, è fattibilissimo, scegliendo di avvalersi della consulenza di professionisti del settore che sapranno elargire ottimi consigli su quale approccio sia meglio affrontare caso per caso. In abitazioni di nuova costruzione si dovrebbero già prendere in considerazione soluzioni e soprattutto materiali adatti e opportuni per risolvere almeno in parte i problemi di inquinamento acustico, anche se in realtà, sarà solamente a livello personale, che ciascun proprietario deciderà di ampliare il range d’azione per agire sulle zone più interessate dell’appartamento scegliendo tra i vari metodi più consoni per farlo. Quale opzione prediligere per assicurare un corretto e puntuale progetto per insonorizzare casa? Vediamo insieme 5 soluzioni per isolare acusticamente i vari ambienti di un’abitazione: insonorizzare tetto e soffitto; insonorizzare pareti esterne; insonorizzare pareti interne; insonorizzare i pavimenti; insonorizzare i serramenti. Insonorizzare casa: tetto e soffitto a prova di rumore Sostenere i rumori dovuti al calpestio del vicino del piano di sopra, dei bambini che corrono, di elementi che cadono e di voci continue, a volte può diventare davvero difficoltoso. Per limitare la propagazione di questi suono molesti è possibile agire, procedendo secondo due direzioni che prevedono l’insonorizzazione in casa su tetto e soffitto. I materiali fonoassorbenti utilizzati per isolare acusticamente un tetto sono diversi e ognuno con caratteristiche proprie e indicate sensibilmente per adempiere al loro compito. I principali impiegati sono: la lana di vetro o la lana di roccia. Questi due prodotti tipicamente usati per il loro spessore sono disponibili sia in pannelli che in teli e fiocchi: fogli di poliuretano espanso, più duttili, sottili e leggeri, molto apprezzati per la loro maneggevolezza; il sughero, materiale naturale e tecnologicamente molto pratico e flessibile. Al di sotto è fattibile creare un soffitto classico intonacato o utilizzare del legno, che oltre ad essere esteticamente bello da vedere come rifinitura calda e originale, contribuisce ulteriormente ad insonorizzare l’ambiente in cui è inserito. Trattando direttamente un soffitto esistente e se la metratura lo consente, è consigliato inserire del materiale fonoassorbente al di sopra di un controsoffitto costruito ad hoc con scheletro metallico e ricoperto poi da cartongesso associato a materiali appositi per migliorare l’assorbimento di vibrazioni e oscillazioni. Alternativa al cartongesso è quella di predisporre dei pannelli già prefabbricati e formati da strati fonoisolanti con finitura decorativa già integrata, molto belli da vedere e con performance acustiche significative. Insonorizzare casa: pareti con pannelli fonoassorbenti Le norme in campo edilizio, stabiliscono quali siano i valori minimi e massimi in Decibel (dB) che le singole unità immobiliari, all’interno di un fabbricato, devono rispettare in base al rumore proveniente dall’esterno, da quello del funzionamento dei vari impianti e da quello provocato dal calpestio. Per quanto riguarda l’insonorizzazione di una casa agire sulle pareti, per ovviare al problema di suoni e frastuoni, è possibile inserendo dei pannelli fonoassorbenti molto contemporanei per le loro rifiniture e indicati per essere lasciati a vista. I materiali costituiti da fibre minerali sono largamente utilizzati, ma anche quelli in gesso, in legno, o in tessuti naturali (lana, canapa e juta), sono dei perfetti isolanti acustici con antivibrazione, oltre ad essere riciclabili, durevoli nel tempo e davvero molto resistenti. Una pellicola sottile rifinisce la parete isolata in una molteplicità di colori. Insonorizzare casa: tramezzi isolati con materiali naturali Insonorizzare casa con tramezzi isolati con materiali naturali è un modo per attutire i rumori provenienti da pareti di appartamenti contigui su cui viene scaricato in aggiunta l’eco e il rimbombo di suoni provenienti anche dall’alto. Solitamente, come già accade per i soffitti, per isolare acusticamente muri divisori, vengono costruite delle contro - pareti in cartongesso con del materiale fonoassorbente posto all’interno. Optare però per pannelli in legno che attutiscono in modo impeccabile il fragore proveniente da un tramezzo, è un modo eco friendly di affrontare il problema dei suoni molesti e al contempo di donare alla propria abitazione un aspetto estetico di stile e di tendenza, lasciati con finitura al naturale o tinteggiati. Insonorizzare casa: idee innovative per pavimenti Oggi giorno, è possibile insonorizzare i vari ambienti di casa, partendo anche dal pavimento con idee innovative e tecnologicamente funzionali. La necessità di isolare acusticamente un piano di calpestio in una abitazione deriva dal fatto di voler limitare il propagarsi dei rumori aerei che provengono dall’appartamento sottostante, a causa di una soletta non realizzata propriamente ad hoc. In alcune circostanze, se al piano terreno sono presenti attività di tipo pubblico o l’appartamento si trova collocato sopra cantine e locali caldaia, in condomini leggermente datati, il contesto può risultare ancor più problematico. Se si deve affrontare un progetto che prevede una ristrutturazione, è più indicato smantellare completamente la pavimentazione esistente e ricostruirla con le corrette caratteristiche che prevedono: l’impiego di materiali isolanti posti sulla soletta e costituiti da tappetini fonoassorbenti che ammortizzano e attutiscono il rumore; la posa di uno strato che costituisce il classico battuto, successivamente ricoperto da piastrelle o parquet. Se invece si preferisce agire in maniera più soft, senza dover intraprendere un intero lavoro di demolizione, la scelta sarà orientata verso l’installazione di un piano di calpestio che viene sovrapposto a una preesistenza, attraverso un pavimento galleggiante con struttura metallica alta 5-7 cm circa, saturo di materiale isolante. Insonorizzare casa: serramenti antirumore Un altro punto dolente, che veicola la propagazione di rumore all’interno di una abitazione, riguarda gli infissi. Se è possibile anche le finestre andrebbero accuratamente isolate acusticamente, grazie a serramenti antirumore molto utili e pratici in casa. Un’efficiente isolante acustico, nonché termico al contempo, lo costituiscono le finestre realizzate in PVC, con l’inserimento di vetro camera con materiale speciale fonoassorbente o fonoisolante all’interno delle due lastre, che assicurano ottime prestazioni durevoli nel tempo. La versatilità delle forme, delle colorazioni e delle rifiniture, soddisfano ogni esigenza e richiesta, garantendo una soluzione performante più che eccellente nella categoria dei serramenti antirumore. Chi però non desidera sostituire gli infissi esistenti, può tuttavia modificare le proprie finestre con determinati escamotage: applicare nuove guarnizioni e guaine sia internamente che esternamente (quelle adesive in gomma naturale sono molto consigliate); utilizzare silicone o materiali appositi per riempire eventuali spazi vuoti nel telaio; inserire spugne anti riverbero.
Loft: un appartamento industriale senza confini
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Un appartamento senza confini, dove la definizione di monolocale non si addice, data la funzionalità di un’apertura aggiuntiva verso la facciata principale di un edificio industriale riconvertito ad abitazione, che aggiunge un ambiente molto importante e pratico, all’intera casa. Un loft creato per gli appassionati degli elementi originali di un’abitazione, che trova in questo progetto, una sensazionale soluzione per un tipico appartamento cittadino. Zona giorno e spazio per la notte coincidono e dialogano perfettamente grazie all’impiego di complementi d’arredo ben studiati e abbinati. L’area ufficio, risulta perfettamente organizzata e strutturata, così come la stanza da bagno, ricavata in una metratura particolare accanto alla porta d’ingresso. Nulla di più è necessario per vivere e pianificare le proprie giornate lavorative o le serate da trascorrere in tranquillità in compagnia di un buon libro o da passare in modo spensierato e allegro con gli amici più intimi. Un unico ambiente per living e zona notte Le dimensioni dell’appartamento e la sua conformazione strutturale, hanno reso possibile progettare un unico spazio open space che comprende le due zone più importanti di una casa: un living con cucina e soggiorno e zona notte. Su un’unica parete sono stati posizionati gli arredi fondamentali e maggiormente ingombranti delle due aree. Un bel divano componibile e morbido si colloca verso la parete finestrata per sfruttare al meglio la luce naturale durante il giorno. Una scelta appropriata anche per la comodità di poter disporre all’occorrenza, di sedute originali e da spostare in caso se ne abbia la necessità, per realizzare sistemazioni ideali in ogni situazione che si può venire a creare. Accanto, ecco che un confortevole e razionale mobilio, è stato disegnato e creato ad hoc per contenere un armadio in orizzontale. Una superficie divisa in dodici scomparti, tutti profondi per riporre vestiti, biancheria e ogni optional utile per la persona. Al di sopra un basso separé, delimita il letto, costituito da un semplice e soffice materasso appoggiato lungo la seconda parete. L’illuminazione presente si riduce a due tesate nere con faretti orientabili, collocate nella zona giorno. Il risultato finale? Un unico ambiente per living e zona notte, accessoriato con elementi essenziali, confortevoli e adeguati allo spazio a disposizione e alle funzioni che devono essere espletate al suo interno. Cucina: contenuta e organizzata La cucina in questo loft è stata inserita in una rientranza della camera principale e pur avendo una metratura contenuta, risulta perfettamente utilizzabile e organizzata nel contenere stoviglie e alimenti. Nella parte bassa, un forno combinato, un mobiletto, una lavastoviglie e un frigo trovano si trovano composti in una combinazione lineare e in sequenza. Tutto rigorosamente in acciaio lucido, caratteristico delle cucine industriali, qui riprodotta in dimensioni mini. Fornelli e lavello sono posizionati sul top e sormontati da due pensili con anta a ribalta molto larghi e capienti. Nulla di più è stato inserito. Nessun oggetto che possa essere di ostacolo nei punti di passaggio verso la zona studio adiacente. Tavoli pieghevoli vengono introdotti quando si hanno ospiti mentre un piano lungo la parete finestrata diventa un piano d’appoggio - bancone per colazioni, pranzi e cene per due.  Zona ufficio: luminosa e strutturata Proseguendo nella stanza “jolly”, un balcone esterno tamponato e adibito in questo caso a zona ufficio, si trovano ben allineate un’ampia scrivania con delle strutture metalliche adiacenti, corredate di mensole con scatole portaoggetti. Una piantana nell’angolo destro è l’unica fonte di illuminazione artificiale, dal momento che le ampie finestre, rendono l’intera zona estremamente luminosa.  Questo luogo di lavoro casalingo, utile per i lavoratori freelance o in smart working, diventa un’appendice di questo loft cittadino che riesce a coniugare spazio da dedicare alla vita lavorativa e spazio da destinare al tempo libero, al relax e alle faccende quotidiane all’interno del proprio appartamento. Bagno: contemporaneo e ricercato La stanza da bagno è stata progettata in modo contemporaneo e ricercato. Una parete trasparente, con porta centrale, la divide dalla zona giorno e con una tenda minimal è possibile garantire una ottimale privacy se sono presenti degli ospiti nel living. Tutti i sanitari moderni sono disposti lungo lo stesso tramezzo, frontali rispetto alla zona notte, mentre la doccia, spaziosa e capiente, è stata collocata in una nicchia ricavata sul lato sinistro rispetto al corridoio d’ingresso. Un adeguato e valido spazio, trasformato in un luogo concreto ma affabile, connotato da un modernismo pacato e sensazionale. Rivestimenti: commistione di tipologie materiche Come ben si è notato dalle immagini che ritraggono questo loft industriale, riconvertito ad appartamento cittadino, la fusione tra i rivestimenti nuovi e innovativi e quelli autentici e originali del posto, sono una manifestazione ben assortita di una commistione di tipologie materiche differenti ma eccezionali.
Porte salvaspazio: tutte le tipologie
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Le porte salvaspazio sono una tipologia di infisso indispensabile da utilizzare quando in casa si hanno metrature particolari che non permettono di inserire una normale porta a battente; oppure quando la scelta stilistica di arredo e composizione degli ambienti, possono richiedere serramenti scorrevoli che richiamino le tendenze tradizionali di appartamenti ottoncenteschi con aperture in legno interno muro o mood più attuali in loft dove soluzioni trasparenti a scomparsa, trovano la loro ottimale collocazione. Queste porte semplificano notevolmente l’organizzazione dello spazio in un’abitazione lasciando libere da ogni ingombro, pareti che possono così ospitare senza problemi arredi e accessori. Tutto diventa più agevole e i caratteri performanti che le contraddistinguono in stile e innovazione tecnologica, fanno propendere verso la scelta di prodotti nati come salvaspazio ma ormai utilizzati anche dove le dimensioni permetterebbero l’impiego delle classiche porte. Inoltre, se un tempo questa modalità veniva impiegata in locali di servizio, come ripostigli, anti-bagno e piccolissime cucine, oggi giorno si adattano in realtà a tutte le stanze di casa, grazie a modelli e finiture che la rendono una soluzione dal design raffinato e ricercato. Porta salvaspazio: scorrevole interno muro Denominata anche “pocket door”, la porta salvaspazio scorrevole interno muro, garantisce un ingombro nullo poiché l’anta, una volta aperta, rientra nella sua totalità nella parete adiacente senza causare limiti o ridurre lo spazio di una qualsiasi zona di casa. Nate come serramento indispensabile per piccole aree o corridoi ristretti, trovano nel mercato contemporaneo altri utilizzi e attuazioni. Per essere installate richiedono: una muratura sufficientemente lunga per poter ospitare l’intero ingombro dell’anta durante l’apertura della porta (anche se tipologie odierne permettono che l’anta stessa rientri solo in parte, se lo spazio è esiguo, avendo poi un secondo movimento a battente con l’impiego di specifici e appositi contro telai); il montaggio di controtelai incassati e scelti ad hoc in relazione al tipo di materiale che compone la struttura muraria per definirne lo spessore. Esistono, per particolari progettazioni d’interni, porte scorrevoli interno muro anche a più ante che si aprono contestualmente grazie ad un movimento che può avvenire tramite l’installazione di un carrello interno. Porta salvaspazio: scorrevole esterna su parte fissa vetrata Se occorre dividere gli spazi di casa con aperture, piccoli o grandi, ma non vi sono pareti a disposizione, ecco che una porta salvaspazio, sempre scorrevole ma su parte fissa vetrata, può soddisfare appieno lo scopo di separare più funzioni in un medesimo ambiente di casa con la praticità di inserire un infisso interno pratico e utile. Questa tipologia prevede naturalmente che venga applicata una struttura con binari a pavimento e a soffitto per poter permettere a un’anta di poter scorrere accanto all’altra. A seconda della zona dove devono essere inserite, è indispensabile scegliere tra le diverse finiture proposte per la parte vetrata: trasparente, se per esempio ci si trova in un living, ma in determinate circostanze si desidera che l’area soggiorno venga divisa da quella cucina durante le fasi di cottura, per limitare spargimento di odori e profumi, ma senza dover interrompere lo skyline generale; satinata, se al contrario e per esigenze di privacy, è necessario che in particolari situazioni le zone vengano completamente rese indipendenti allo sguardo (es:. camera matrimoniale e bagno, studio e camera da letto). Porta salvaspazio: scorrevole esterno muro Le scorrevoli esterno muro, sono delle porte salvaspazio, chiamate anche hardware, la cui anta rimane visibile anche quando rimane aperta e scorre a ridosso della parete adiacente. A differenza di quelle a scomparsa hanno il vantaggio di non avere necessità di apportare modifiche murarie ma il contro di dover avere uno spazio a disposizione che le ospiti in fase di apertura e di avere, nelle versioni più classiche, un binario sovrastante ricoperto da una guida dello stesso materiale e colore della porta non così esemplare dal punto di vista estetico. Per ovviare a tale problematica, in alcune progettazioni, binari esclusivi vengono volutamente lasciati ed enfatizzati con geometrie e materiali che ricalcano la scelta stilistica dell’intero ambiente. Sensazionali le grandi porte in legno con binario metallico scuro, ottimo in abitazioni ex-industriali come loft ed eccezionali in contesti moderni, quelle con ante in vetro e binari in acciaio lucido o satinato. Vi sono poi le cosiddette porte scorrevoli esterno muro senza binario, o per meglio dire quelle dotate di pannello che essendo più ampio di un’anta tradizionale, riesce a nascondere tutto il meccanismo, donando un aspetto elegante, pulito e impeccabile all’intero ambiente di casa. Porta salvaspazio: a libro Una porta salvaspazio a libro fa parte della categoria di quei modelli pieghevoli, a scorrimento laterale, con ante composte da due o più parti verticali giuntate centralmente ma svincolate durante il movimento. Maggiormente resistenti, rispetto alla tipologia simile a soffietto, riesce a coniugare bellezza estetica e funzionalità in ambienti di casa contenuti e dove non è possibile inserire né una porta a battente né una porta scorrevole sia interno che esterno muro per la limitata capacità di metratura. Oltre alle classiche porte con larghezza standard, una porta salvaspazio a libro, è utilizzata per grandi luci e con proposte trasparenti che diventano un vero e proprio elemento di design che arreda oltre ad avere il tipico compito di chiudere e separare. Porta salvaspazio: rototraslante Se siete amanti delle proposte tecnologicamente alternative e quasi esclusive nel loro utilizzo, allora una porta salvaspazio rototraslante è ciò che fa per voi. La differenza rispetto alle tipologie sopracitate è che l’apertura di questa porta non avviene con movimento scorrevole ma l’anta ruota centralmente attorno a un perno e si apre (trasla) orizzontalmente facendo sì che la parte occupata dall’anta sia equamente divisa tra i due ambienti che separa. Questa porta rototraslante può essere considerata come un ibrido dove tutti gli elementi che la compongono a livello visivo (telaio e coprifilo) sono gli stessi di una normale porta a battente, mentre ciò che è relativo al meccanismo di movimento è invece uguale a quello di una tipologia a libro. Un’idea sicuramente da valutare quando le problematiche di spazi e ingombri sono importanti all’interno di una casa e li si vuole semplificare con soluzioni ad hoc senza dover tralasciare un’estetica impeccabile dal sapore innovativo ma elegante.
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