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Arianna Tomatis Architetto

La cultura del futuro - Sanremo (IM)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto La cultura del futuro
Il difficile momento storico che stiamo attraversando ha reso l’uomo consapevole di quanto sia importante il contatto con la natura. Il distacco forzato da essa ne ha fatto sentire l’estrema necessità, tant’è che, per qualche mese, l’aspirazione più grande è stata quella di avere un pezzo di terra da coltivare. Per un periodo vi è stata una sorta di ritorno al passato che ci ha riportati ai tempi e alla filosofia dei monaci benedettini in cui la ricchezza più grande era il giardino e la sua cura era motivo di onore. I chiostri ospitavano orti, frutteti, aree dedicate alle piante medicinali. I prodotti coltivati erano alla base dell’alimentazione del monastero e garantivano l’autosufficienza. Oggi, con nuove tecniche, si sta cercando di ritornare a quella metodologia poiché si è capito che è sostenibile a lungo termine. Lo si sta facendo attraverso l’attuazione di un nuovo modo di fare agricoltura, che si basa sul concetto di permacultura. Lo scopo è la creazione di sistemi ecologicamente ben strutturati ed economicamente produttivi, in grado di provvedere ai bisogni fondamentali dell’uomo, evitando ogni forma di sfruttamento e inquinamento. In questo nuovo modello agricolo ogni zona ha una collocazione studiata in relazione agli spazi in cui si vive: le aree più visitate si trovano nelle vicinanze dell’abitazione, mentre quelle in cui ci si reca con minor frequenza più lontane. Il visitatore, accolto tra le braccia di questo piccolo anfiteatro che ricorda quelli romani presenti ancora oggi sul territorio, si troverà in uno spazio familiare al cui centro sorgerà la casa, simboleggiata da una capanna. Al suo interno quattro altalene gli permetteranno di sedersi ed ammirare il giardino. I terrazzamenti ospiteranno le varie specie botaniche: il primo accoglierà le piante da orto, il secondo le piante officinali, il terzo gli alberi da frutto, i cereali e il canale d’acqua. Come nella permacultura, essi saranno disposti più o meno vicini al nucleo in base alla frequenza d’uso. La forma circolare, infine, starà a simboleggiare il ciclo chiuso, uno dei fondamenti di questa filosofia agricola.

Riflessi frattali - Nizza

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Riflessi frattali
Il ragionamento che mi ha portata al progetto è nato dall’osservazione di alcune strutture e specie vegetali e animali molto frequenti nel luogo in cui vivo – le pigne, le piante grasse, le asteracee, le foglie di felce, i rami dell’abete, le chiocciole, gli stambecchi – da alcuni alimenti che siamo soliti consumare – il cavolo romanesco, l’ananas – e da alcune specie che conosciamo fin da bambini – i molluschi, il cavalluccio marino, il camaleonte. Tutte queste strutture o esseri viventi, come molti altri in natura, sono chiaramente descritti da due elementi fondamentali: i frattali e la spirale aurea. Un frattale è un elemento geometrico che possiede queste caratteristiche: complessità, discontinuità e irregolarità, iterazione, autosomiglianza, struttura fine. La spirale aurea è un tipo particolare di spirale logaritmica che descrive un numero enorme di fenomeni naturali. L’idea del progetto è dunque quella di generare uno spazio armonico descritto da una geometria frattale in cui le diverse particelle formatesi dall’incontro di sedici spirali auree – otto in senso orario e otto in senso antiorario – interagiscano e cooperino tra di loro andando a formare un sistema chiuso in cui non c’è rifiuto, proprio come accade nei sistemi naturali. Le spirali, nel loro gioco di intrecci, oltre a creare tanti piccoli lotti autosimili e infinitamente ripetibili, generano al centro una grande piazza, interamente calpestabile, che, vista dall’alto, ha l’aspetto di un grande mandala. Esso è l’archetipo dell’ordine naturale e dell’armonia universale, la cui geometria è descritta dai frattali. Il termine, in sanscrito, significa “cerchio”, infatti secondo la tradizione orientale sono una rappresentazione dell’universo. Allo stesso modo, il mio progetto, vuole essere un modello, in piccola scala, dell’intero universo perché, così come la natura sa essere autosufficiente, sa sostenersi da sola, anche il mio progetto vuole riprodurre un sistema autosufficiente in cui piante a bassa manutenzione e una riserva d’acqua sufficiente per nutrirle danno vita a un giardino autosufficiente che può essere imitato e preso a modello dai visitatori per i loro spazi verdi, così come io ho imitato la natura per progettare il mio spazio. Le linee che costruiscono la spirale saranno canali d’acqua nella maggior parte dei casi, lastre di pietra sul percorso che porta alla piazza e su quello simmetrico che permette di uscire da essa, disegni sulla pavimentazione all’interno della piazza. Esse confluiscono in un centro in cui sorge una fontana a raso che realizza un getto alto circa un metro, circondato da otto petali d’acqua. Questo getto rappresenta simbolicamente la fonte che alimenta tutti i canali del progetto e che permette quindi alle piante di nutrirsi, di crescere, di svilupparsi. Nel centro del mandala, come di molte altre cose, solitamente c’è l’essenza, infatti qui c’è la fonte che è l’essenza della vita e si muove verso l’esterno, come ad indicare che la direzione della vita procede dall’interno verso l’esterno. Le parcelle che derivano dall’incontro delle spirali – molto simili alle brattee delle pigne, alle foglie delle piante grasse, ai fiorellini del disco del girasole, alla buccia dell’ananas – assumono otto delle colorazioni appartenenti al cerchio cromatico, così da creare una maggiore corrispondenza tra il progetto e la natura e renderlo un piccolo modello dell’intero universo e un esempio perfetto a cui puntare. La fascia arancione e quella a lei simmetrica, insieme agli spicchi che corrono attorno alla piazza, saranno dedicate al camminamento. Questo, così come la piazza centrale, verrà realizzato in sabbia colorata proprio per richiamare il mandala tradizionale che viene realizzato con sabbie colorate dai monaci tibetani. Le altre fasce colorate accoglieranno delle meravigliose piante appartenenti alle famiglie delle poaceae e delle cyperaceae. Queste piante incanteranno il visitatore con lo splendore dei loro colori, l’eleganza del loro portamento, la delicatezza del loro fogliame e delle loro fioriture.

Spirale di fiori - Spotorno (SV)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Spirale di fiori
L’idea del progetto è quella di creare, utilizzando il sistema modulare fornito, uno spazio armonico da vivere e da percorrere accompagnandosi con le piante. Nel primo caso con la realizzazione di sedute tra le fioriere in cui si possa sostare, osservare le piante da vicino, ammirarle, studiarle, toccarle. Nel secondo caso con la definizione di un percorso orario circolare che ruota attorno ad un centro. Esso assume una struttura floreale in pianta e una composizione a spirale in prospetto. Queste idee sono state concepite per far sì che si percepisse, anche inconsciamente, la geometria frattale che dà forma al mondo vegetale. La planimetria a forma di fiore darà l’impressione di camminare sui suoi petali e di ruotare attorno al suo centro; la sistemazione delle fioriere su diversi livelli genera una spirale ascendente che rimanderà chiaramente a quella aurea ricorrente nel regno vegetale. Questo permetterà al visitatore di osservare le piante da diverse altezze, angolazioni e prospettive. Le specie botaniche utilizzate hanno anch’esse un portamento a spirale, proprio come la composizione delle fioriere, e appartengono alla famiglia delle succulente. Ho selezionato cinque diverse tipologie: tre basse per le fioriere che compongono la spirale e due alte per la fioriera centrale. All’interno di quest’ultima sorgerà inoltre una bellissima succulenta con portamento arboreo, incorniciata dalle sue compagne, che indicherà il centro del giardino, il fulcro attorno al quale ruota il percorso. Le prime tre varietà sono: mammillaria parkinsonii, rebutia perplexa, notocactus haselbergii. Le altre due: cereus forbesii spiralis e eulychnia castanea spiralis. L’ultima un meraviglioso esemplare di opuntia ficus-indica. Le tre tipologie con sviluppo prevalentemente orizzontale saranno collocate in moduli diversi in base alle dimensioni. Nella fioriera di dimensioni 60×60 cm troveremo quindi la pianta più piccola – mammillaria parkinsonii – in quella di 120×120 cm la più grande – notocactus haselbergii – e in quella di 90 x 90 cm la pianta di medie dimensioni – rebutia perplexa. Inserendo una tipologia per ogni vaso il visitatore potrà rendersi conto dell’effetto affascinante che ha l’accostamento di tante specie di succulente. Come si può notare dagli elaborati grafici e dalle immagini inserite, la disposizione delle foglie nelle piante grasse – fillotassi – segue un chiaro andamento a spirale. Per non parlare dell’evidente crescita del cereus forbesii spiralis e dell’eulychnia castanea spiralis. La selezione delle succulente in primis e quindi delle differenti varietà è stata effettuata in maniera molto studiata e accurata, considerando molteplici fattori. In primo luogo sono state scelte, oltre a tutti i motivi fondamentali indicati in precedenza, per la poca manutenzione che richiedono. In secondo luogo perché preferiscono vasi bassi e larghi – come quelli visionabili nel progetto – dato che è importante che l’acqua evapori velocemente e non rimanga a lungo nel vaso. In terzo luogo perché sono piante che amano i climi caldi, quindi si adattano bene al contesto della manifestazione che si svolgerà in un luogo dal clima prevalentemente caldo. Inoltre amano la luce del sole ed essendovi bene esposte in quel particolare tipo di fioriera, si trovano immerse nel loro modus vivendi ideale. Infine le ho preferite per mostrare ai visitatori che si tratta di esemplari perfetti per la realizzazione di giardini o terrazzi a bassa manutenzione e a basso consumo: non hanno bisogno di cure o potature particolari e necessitano di poca acqua. Le sottospecie, invece, sono state decise considerando fattori di reperibilità sul mercato e dimensioni, sempre con un occhio di riguardo al prodotto di migliore resa visiva e di alta qualità. Ho selezionato generi provenienti principalmente dall’america centrale e dall’america meridionale. La mammillaria parkinsonii è originaria del messico, la rebutia perplexa della bolivia, il notocactus haselbergii del brasile del sud, il cereus forbesii spiralis dell’america centro meridionale, l’eulychnia castanea spiralis dell’america centrale, l’opuntia ficus-indica del messico.

Orticolario "the origin" - Parma (PR)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Orticolario the origin
La seduzione, molto spesso, è un mezzo utilizzato per illudere e ingannare. L’esempio più emblematico è proprio quello che si verificò nel giardino dell’eden, in cui eva venne sedotta dal serpente e spinta ad addentare la mela. Da questo momento in poi l’atto della seduzione fu impiegato in diversi campi. Interpretando dunque la seduzione come inganno, il visitatore verrà trasportato sia mentalmente che fisicamente attraverso un percorso illusorio…

Il giardino sociale - Mondovì (CN)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Il giardino sociale
Riqualificazione dei giardini della stazione di mondovì, da poco dati in gestione al bar che è stato recentemente aperto, il “caffè sociale”.

Un piccolo tetto giardino - Cuneo (CN)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Un piccolo tetto giardino
Progettazione e realizzazione di fioriere in legno di larice per l’arredo di una porzione di giardino rialzata e pavimentata. Piantumazione di specie botaniche con portamento tappezzante per creare un piccolo tetto giardino.

Per un distanziamento ecosostenibile... - Mondovì (CN)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Per un distanziamento ecosostenibile
Ideazione e progettazione di divisori verdi da utilizzare nelle attività ricettive per risolvere il problema del distanziamento sociale.

L'angolino magico - Mondovì (CN)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Langolino magico
Progettazione e realizzazione di fioriere su misura per la risistemazione di una porzione di giardino pavimentata. Piantumazione di incantevoli e folte graminacee per schermare dalla strada. Collocazione di un nuovo tavolo.

Un terrazzo di officinali - Mondovì (CN)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Un terrazzo di officinali
Per questo terrazzo ho previsto una pavimentazione in legno da esterno, un parapetto in acciaio che riprendesse quello della recinzione esterna della casa e una lunga fioriera ad incastro per il parapetto frontale, che non è altro che la continuazione di una parte del muro perimetrale della casa. Ho poi realizzato alcune fioriere in legno da posizionare a piacimento e ho collocato due piccoli tavolini.

Allestimento dehor hotel - ristorante "les deux frères" - Roquebrune-cap-martin

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Allestimento dehor hotel - ristorante les deux frres
Allestimento del dehor dell’hotel – ristorante “les deux frères” nel centro storico di roquebrune-cap-martin con la progettazione e realizzazione di dieci fioriere modulari in legno. Messa a dimora di piante officinali utili alla cucina per preparare i piatti e al bar per i cocktails e le tisane.

In equilibrio sull'acqua, in armonia con la natura - Peschiera del Garda (VR)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto In equilibrio sullacqua in armonia con la natura
L’idea del mio progetto, partendo dalle richieste che sono state fatte e dalle necessità delle tre aree, è stata quella di creare due percorsi, uno ciclabile e uno pedonale, che integrassero spazi verdi, punti di aggregazione e di incontro, zone per praticare sport all’aperto, aree gioco per i bambini, aree per cani, elementi di accesso al lago. I due percorsi hanno caratteristiche e conformazioni diverse perché sono utilizzati per funzioni differenti: il primo è utilizzato dai ciclisti che hanno l’esigenza di avere uno scorrimento veloce, pulito, lineare e hanno quindi bisogno di un tragitto rettilineo e una pavimentazione liscia e uniforme; il secondo è utilizzato dai pedoni che non hanno esigenze particolari – se non quella di passeggiare con tranquillità, chiacchierare, godersi il panorama, soffermarsi, fermarsi a parlare – quindi la traiettoria è più sinuosa e la pavimentazione caratterizzata da moduli che scandiscono il percorso e gli danno un ritmo regolare. Tali moduli hanno proprio la funzione di dare ritmo, regolarità, armonia al percorso e dare quindi sicurezza, tranquillità, pace al pedone; essi, scandendo il tempo, danno anche l’opportunità di soffermarsi di più, alzare lo sguardo ed ammirare il paesaggio circostante. Al contrario il ciclista, che generalmente utilizza il percorso per praticare sport, non ha bisogno di soffermarsi. Seguendo lo stesso principio di “stasi”/movimento, scorrimento lento/scorrimento veloce, anche la larghezza e la materialità dei due percorsi sono differenti. Il primo ha una larghezza costante, dato che l’andatura del ciclista è costante; il secondo ha una larghezza variabile – si allarga nei punti più panoramici, creando dei terrazzamenti che si espandono verso il lago, e si restringe negli altri – dato che l’andatura del pedone è meno costante. Inoltre il ciclabile ha una pavimentazione liscia composta da un conglomerato ecologico, il pedonale ha una pavimentazione composta da lastre di cemento rinforzato resistenti alle intemperie e all’umidità. Sono proprio le fughe che si creano tra la posa di una lastra e l’altra che danno ritmo e regolarità al percorso. I due percorsi si avvicinano solo fino a toccarsi ma non si intersecano mai per evitare che ciclisti e pedoni si intralcino. Dall’avvicinamento e allontanamento dei due si generano spazi a forma di mezzaluna che fungono da aree verdi, punti di aggregazione e di incontro, zone per praticare sport all’aperto, aree per rilassarsi e stare a contatto con l’acqua, aree verdi attrezzate per i bambini, aree per cani. Le aree verdi sono semplicemente prati liberi abbelliti da macchie di fiori colorati su cui le persone possono sdraiarsi, rilassarsi, incontrarsi, parlare, condividere un pasto insieme, leggere, ammirare il panorama, ecc. Sono spazi liberi accessibili a tutti. Vi sono poi aree verdi dedicate in modo specifico ai bambini, con tutti i giochi loro necessari, o ai cani, con i servizi di cui hanno bisogno. Le zone per praticare sport si presentano sotto forma di mezzelune, per riprendere quelle che si formano dall’intersezione dei percorsi, e sono pavimentate per far sì che gli attrezzi su di esse collocate abbiano maggiore stabilità e per facilitare l’allenamento.

Parco urbano - Bergamo (BG)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Parco urbano
Il progetto di riqualificazione dell’ex scalo ferroviario di bergamo ha come obbiettivo quello di ricucire due parti della città che al giorno d’oggi sono nettamente separate a causa del passaggio della linea ferroviaria. La realizzazione di un grande parco urbano, dotato di opportuni attraversamenti, che integrasse la ferrovia e si sviluppasse sia da un lato che dall’altro di essa, ha permesso di risolvere questa problematica. Lo spazio è stato organizzato definendo una griglia ortogonale, più fitta e vibrante nell’area a nord della ferrovia e meno a sud della stessa. La zona che si trova al di sopra è dedicata principalmente all’intrattenimento, allo svago, alla cultura; quella che si trova al di sotto all’agricoltura. La prima è attraversata orizzontalmente dalla linea tramviaria, che ho deciso di prendere come asse di riferimento per strutturare la griglia. Essa viene integrata completamente nel parco e alberata così da creare un nuovo fronte urbano vivibile e permeabile. Tale fronte genera due differenti spazi: uno dedicato in particolare allo svago e all’incontro e l’altro alla cultura. Il primo è molto frammentato ed è caratterizzato da piccole aree verdi libere, caffè, mercatini e punti di vendita dei prodotti agricoli coltivati negli orti che si trovano nel parco a sud della ferrovia. Il secondo è più libero, meno parcellizzato, ed è caratterizzato da un grande parco all’interno del quale emergono tre grandi edifici esistenti che ho deciso di recuperare e riutilizzare come spazi dedicati alla cultura e all’intrattenimento. Per quanto riguarda la piazza della stazione ho pensato di chiuderla con tre edifici e con un fronte alberato a fianco della vecchia stazione della ferrovia che portava alla valle brembana, così da creare uno spazio più raccolto. Essa è principalmente pedonale, fatta eccezione per il passaggio del tram, una corsia dedicata ai taxi e una dedicata al passaggio lento delle auto. La seconda area, a sud del passaggio dei treni, è invece dedicata principalmente all’agricoltura. è stato concepito come un grande parco all’interno del quale emergono alcune isole destinate a orti urbani. Ciascuna di esse è un terrazzamento che si solleva al massimo di cinquanta centimetri da terra ed è delimitato su tre lati da un canale nel quale confluiscono le acque di scolo dei campi. Per accedere a ogni singolo terreno, dunque, sarà necessario attraversare un piccolo ponticello di legno. Vi sono tre tipologie di orti: orti didattici, orti sociali e orti privati. I primi sono spazi ampi che vengono dati in gestione alle scuole primarie per fornire ai bambini una formazione agricola, oppure alle università per fare ricerche e sperimentazioni. I secondi sono spazi più piccoli dedicati agli anziani o ai disabili di modo che possano svagarsi e incontrarsi. I terzi sono orti dati in gestione a singole persone o famiglie che sentono il bisogno di avere un piccolo terreno per diversi motivi: chi per coltivare biologico, senza pesticidi, ed essere sicuro dei prodotti che consuma; chi per vendere piccole quantità di frutta e verdura; chi per svagarsi dopo una giornata di lavoro. Un altro grande asse che attraversa il sito è il fiume morla che ho deciso di aprire quasi completamente e farlo permeare all’interno del parco. Le sponde sono libere e caratterizzate da un’alberatura molto fitta. La mia volontà con questo progetto è quella di ridare un significato e una funzione a questo immenso spazio, creare un nuovo polmone verde per la città di bergamo, fornire ai cittadini una valvola di sfogo, concepire uno spazio di incontro, di intrattenimento e di svago, dare molto spazio all’agricoltura.

Riqualificazione paesaggistica, biennale di venezia - Venezia (VE)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Riqualificazione paesaggistica biennale di venezia
L’idea di questo progetto è quella di realizzare un percorso pedonale con piccoli belvedere nelle gole del fiume maggia. è stato pensato per essere il meno invadente possibile per rispettare la natura del luogo e mantenere intatta la sua autenticità. La passeggiata su di esso deve essere un’esperienza infatti ho distinto quattro “stanze” in cui accadono cose differenti. Nella prima stanza, caratterizzata da gole strette, il percorso si presenta come una passerella appesa lateralmente alle rocce quindi l’utente si ritrova a passeggiare sospeso sull’acqua. Nella seconda parte la visuale si apre quindi vi sono differenti tipi di belvedere, sempre sospesi, da cui ammirare il paesaggio circostante. Il terzo momento è caratterizzato da piccole cascate che scendono vicino al camminamento perciò si entra in stretto contatto con l’acqua. Infine, nella quarta stanza, il percorso scende attraverso una scala naturale scavata nella roccia fino a raggiungere il livello del fiume. Da qui si procede a filo d’acqua fino al termine del percorso. Vi sono dunque due tipi differenti di percorso: uno appeso, snello e leggero; uno realizzato sull’acqua, possente e pesante. Il primo costruito con metallo e legno, il secondo con cemento.

Percorso panoramico - Capri (NA)

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Archisio - Arianna Tomatis Architetto - Progetto Percorso panoramico
Il progetto ha come obbiettivo quello di fornire all’isola di capri un percorso ciclo-pedonale che si sviluppi lungo tutta la costa. Visitando l’isola e vivendola per qualche giorno ho proprio sentito la mancanza di un percorso continuo su cui si potesse passeggiare, correre, andare in bici. Vi sono solo stradine pedonali puntuali, non collegate tra di loro, e strade per le auto. Per questo motivo ho sentito il profondo bisogno di progettare un percorso che permettesse ad abitanti e turisti di percorrere liberamente tutta l’isola.
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