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Trasformazione di due appartamenti in uno - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Trasformazione di due appartamenti in uno
Una famiglia con due figli piccoli acquista un appartamento accanto a quello in cui vive, all’ultimo piano di un edificio degli anni ’70, con due viste eccezionali: verso le colline e le montagne. Hanno un’idea chiara: intendono raddoppiare la loro casa per soddisfare le esigenze di una famiglia con bambini che crescono, ma sanno anche che dopo qualche anno i figli saranno indipendenti e si sposteranno da qualche altra parte. Quindi ci chiedono di pensare a un progetto reversibile: una volta terminata la necessità di una grande casa, dovrebbe essere possibile dividerla nuovamente in due appartamenti separati. Il nuovo appartamento è simmetrico rispetto al precedente, dunque le due zone notte sono molto distanti, separate dai soggiorni. Il progetto accetta completamente questa condizione: non cerchiamo di razionalizzare gli spazi con costose opere di trasformazione. I due soggiorni sono semplicemente uniti demolendo il muro che li separa. In questo modo, un grande spazio centrale si è formato quasi automaticamente. Questo spazio funziona come un connettore tra le altre parti dell’appartamento e qui si svolgono tutte le attività collettive della famiglia. Ci piace la somiglianza con una piazza, quindi decidiamo di trattare lo spazio in modo unificato e di utilizzare materiali esterni: le pareti sono in mattoni neri, il pavimento è in granito, il tavolo da pranzo in cemento. Designers: subhash mukerjee, michele bonino

Trasformazione di un casa - Rivoli (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Trasformazione di un casa
Il paesaggio piemontese è punteggiato di piccole colline artificiali con in cima villette unifamiliari: questi rilievi permettono di posizionare le case un po’ più in alto rispetto al terreno naturale, permettendo viste migliori verso il paesaggio e donando alle villette un carattere vagamente monumentale. Ma soprattutto, le finte colline servono a nascondere le famigerate tavernette, ambienti (spesso soggiorni) interrati che sovente arrivano a raddoppiare la superficie delle abitazioni. La grande casa che marc deve ristrutturare a rivoli è costruita secondo le stesse logiche. Il progetto ci appare subito chiaro: basta “disinterrare” il piano interrato. In questo modo esso diventa, quasi automaticamente, un piano terra, luminoso e con accesso al parco circostante. Quello che era il piano terra originario, invece, perde parte del suo contatto con il suolo, diventando una specie di primo piano, con porte finestre verso il vuoto: viene allora collegato al piano del giardino con un solaio inerbito in pendenza, in continuità con il giardino. La casa si trova così ad avere due piani terra, con accesso diretto verso l’erba del parco. Lo spazio guadagnato dalla rimozione del terrapieno permette di alloggiare la cospicua collezione d’auto storiche del cliente: il solaio erboso diventa la copertura per le auto, che risultano così nascoste, ma facilmente accessibili per manutenzione e cure.

Una casa del tè in un isola artificiale - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Una casa del t in un isola artificiale
Dieci isole realizzate artificialmente nella new town di jinan west, dieci architetti cinesi e internazionali invitati a progettare attrezzature per il tempo libero. A marc viene chiesto di realizzare un ristorante / casa da tè in un paesaggio selvatico ma molto recente. Il nostro progetto interpreta il rapporto tra l’uomo e la natura nel modo più letterale: il suolo dell’isola è appena coperto da un tetto, senza neanche cambiare la sua topografia. Il tetto “spinge” il visitatore verso la topografia intatta sotto di esso, mentre lo stagno artificiale in alto lo mette in una relazione molto diretta con l’acqua, il cielo, gli alberi, il paesaggio circostante. La superficie orizzontale dell’acqua è allo stesso livello della superficie del grande serbatoio nelle vicinanze, la calma ma enorme origine di tutto il parco. jinan sand silted wetlands, china

Trasformazione di una casa - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Trasformazione di una casa
I sottotetti nelle case tradizionali piemontesi sono spesso difficili da usare. Gli spazi sono stretti e i soffitti spesso troppo bassi per poterli abitare. Inoltre, se si trovano in aree protette, non è nemmeno possibile alzare il tetto, né cambiarne la sagoma. Ma i proprietari di questa casa avevano veramente bisogno di poter usare il sottotetto: i loro tre figli crescevano e avevano bisogno di spazi per studiare, giocare e di una certa privacy. Così si è presentato un chiaro problema architettonico: come ottenere le altezze necessarie dei soffitti senza essere in grado di modificare il tetto?il progetto ha deciso di lavorare sul piano esistente che separa il livello principale della casa dall’attico. Questa superficie è diventata il nucleo del nostro progetto: era fatto da una struttura regolare di travi metalliche parallele distanziate di circa un metro. Tra le travi c’era un leggero riempimento in muratura. Il nostro progetto è precisamente lo spazio tra le travi: senza cambiare la struttura esistente, i riempimenti tra le travi sono stati spostati su e giù (un po ‘come i tasti di un pianoforte) per ottenere le altezze necessarie. L’unica superficie continua precedente ora è divisa in diverse strisce collocate a diversi livelli. Una striscia diventa una scrivania, alcune strisce rimangono pavimenti, una striscia diventa un letto, ecc.in questo modo si ottengono gli spazi necessari, mentre sia il sottotetto che il piano inferiore acquisiscono una nuova identità più emozionante

Trasformazione del attico di fred buscaglione - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Trasformazione del attico di fred buscaglione
Fred buscaglione guidava una grande ford thunderbird e abitava in un attico all’8° piano dell’edificio più nuovo e più alto della zona. Un piccolo attico con terrazzo e con una vista eccezionale verso la città e le alpi. La stessa vista (l’edificio è ancora il più alto del quartiere) e la stessa piccola dimensione sono i temi che la nuova proprietaria del sottotetto ci ha chiesto di affrontare. Per essere in grado di vivere e lavorare a casa la cliente aveva bisogno di superfici supplementari, che sperava di ottenere dalla piccola soffitta al di sopra. Ma questa era estremamente piccola e bassa, a causa della forma del tetto esistente. Marc propone di demolire la maggior parte del solaio che separa l’appartamento dalla soffitta, lasciandone solo una parte sopra il centro del appartamento: un soppalco. I due spazi a doppia altezza sui lati del soppalco sono trattati in modi diversi: verso il terrazzo la doppia altezza è mantenuta, e la parete di facciata è sostituita una con generosa vetrata. Sull’altro lato la doppia altezza viene sfruttata “annidando” un nuovo bagno sotto la falda del tetto. Ma la doppia altezza non è così alta, è necessario trovare un modo per ridurre al minimo lo spessore delle parti strutturali del bagno, in modo da massimizzarne gli spazi. La soluzione finale è un volume sospeso costruito completamente in lamiera di ferro (spessore 5 mm): le pareti, i solai, i gradini, i fianchi della vasca da bagno costituiscono la struttura portante, senza altre parti. Nulla supera il mezzo centimetro di spessore, consentendo un’inaspettata spaziosità.

Trasformazione di una casa - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Trasformazione di una casa
Quando ricardo rios, stimato fabbro peruviano immigrato a torino, riesce finalmente a comprare una casa non lo fa in un quartiere residenziale, in un appartamento confortevole e facilmente rivendibile (se non altro all’epoca). Preferisce acquistare un capannone con annessa piccola manica residenziale, in una via interna di una zona fatta di altri capannoni, attività industriali, night-club, luoghi per i culti più diversi. Lo fa per abitare e lavorare nello stesso luogo, ma non solo. Ha capito che non è l’appartamento borghese a garantire il migliore rapporto tra costo e qualità, tra spazi e funzioni: parte così con la realizzazione del suo loft autocostruito. Ricardo sa che i lavori può farli da sé, barattando le sue prestazioni di fabbro con le poche lavorazioni che non sa fare direttamente, come gli impianti o le impermeabilizzazioni. Sa che può usare il piano-casa, ma ha bisogno di aiuto per conoscere l’intricata burocrazia. Grazie al lavoro spesso svolto per architetti, ha ambizioni e preferenze estetiche non comuni. Chiede a marc di affiancarlo e di condividere con lui gli aspetti che intuisce ma che non sa: non ha bisogno solo di un progettista, semmai di un suggeritore per quel che non conosce, di un mediatore per quando ha bisogno di disegni con cui immaginare la casa insieme alla moglie. Capisce che un piccolo budget destinato a un architetto gli può facilitare le cose. Ci tiene al suo fianco e negozia con noi le scelte, ma solo se riusciamo a non complicargliele. Alcuni dettagli li inventa lui, spesso brillanti, come il termosifone/parapetto in curva che si affaccia sulla cucina, o i serramenti a taglio termico “fatti in casa”. Arrivati alle finiture, quando proponiamo di verniciare i mattoni della cantina senza intonacarli, esclama ridendo, con tono tra l’entusiasta e il perplesso: “como en una favela!”.  

La nuova entrata, libreria, caffetteria della galleria d'arte. Hangzhou 2013. - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto La nuova entrata libreria caffetteria della galleria darte Hangzhou 2013
Il progetto per la lobby e la caffetteria di un nuovo centro d’arte doveva includere la vasta collezione di libri del cliente. Il progetto utilizza una grande biblioteca per caratterizzare l’ingresso principale: i visitatori sono accolti da una struttura sospesa. Per permettere che tutto ci stia, un volume è appeso al solaio del secondo piano, lasciando sotto di sé lo spazio per l’ingresso. Biblioteca, libreria e caffetteria si collocano al piano superiore con una vista aperta verso lo spazio espositivo sottostante, intenzionalmente lasciato come spazio vuoto per l’arte. Location: hangzhou, china Designers: subhash mukerjee, michele bonino, matteo mairino

La casa dello studente - Bologna (BO)

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Archisio - Marc - Progetto La casa dello studente
Come finisce bologna? Con un edificio piantato nel prato. Il lungo edificio previsto dal masterplan per le residenze dell’istituto di studi superiori è l’occasione per costruire fisicamente la transizione fra il centro della città e i suoi colli. Diffidiamo però delle architetture basate solo sullo sforzo per raggiungere un “inserimento paesaggistico”. Nella nostra proposta il rapporto fra l’edificio e la collina è sviluppato nel modo più letterale e immediato possibile: un normale edificio in linea incontra la pendenza naturale. I solai orizzontali incontrano il piano inclinato del pendio, le facciate si inabissano nell’erba; a valle l’edificio è alto tre piani, a monte zero. Ecco il progetto. Il resto non è che la conseguenza di questo ragionamento: il pendio viene mantenuto anche all’interno dell’edificio e ne diventa circolazione e sistema di risalita: un unico percorso interno pedonale, ciclabile, accessibile, che elimina la necessità di scale. Verso monte, dove l’edificio non ha un’altezza sufficiente per garantire alle stanze un affaccio verso l’esterno, la sua tipologia viene ribaltata: l’edificio in linea diventa un edificio a patio. Verso valle il volume costruito si stacca dal suolo per diventare copertura di un luogo di sosta pubblico: vi convergono l’uscita dal parcheggio interrato, l’ingresso alla residenza, la stazione per il bike-sharing, l’arrivo della rampa pubblica dalla copertura. Le facciate sono tradizionali, in mattoni, con normali finestre, ma incontrano il declivio erboso in modo netto e senza mediazioni; le camere sono convenzionali, ma raggiungibili in bicicletta; la copertura è un ampio viale pubblico alberato sollevato dal suolo, che ricorda la montagnola; ogni corridoio è uno spazio ambiguo, un po’ infrastruttura, un po’ paesaggio, un po’ interno, percorso da persone e mezzi. La collina risolve l’architettura. Designers: subhash mukerjee, michele bonino

Trasformazione di un magazzino in un ufficio - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Trasformazione di un magazzino in un ufficio
Incaricati di progettare una nuova filiale per una controversa società di recupero crediti, fummo subito interessati dalle contraddizioni di un lavoro di questo tipo. Il luogo sarebbe stato frequentato soprattutto da un pubblico di cattivo umore, ma avrebbe dovuto essere un posto di lavoro sufficientemente sereno per i dipendenti. La filiale avrebbe dovuto avere una buona visibilità, ma con discrezione. Anche se il budget era molto basso, la realizzazione non avrebbe dovuto apparire troppo povera. L’aspetto sarebbe dovuto essere piacevole ma non celebrativo. E la sicurezza era un aspetto importantissimo. Il luogo: un ex magazzino al piano terra di un grande edificio per uffici affacciato su uno stretto vicolo cieco. Dopo un’analisi delle condizioni descritte sopra, decidemmo di basare il progetto su pochi elementi: un volume nero e blu, caratterizzato ma neutro, funziona da ingresso e da transizione fra la strada e la sala principale. Negli ambienti nulla è fatto per nascondere la struttura originale dell’edificio: nessun controsoffitto a mascherare le strutture e gli impianti nuovi ed esistenti, solo un attento posizionamento e, soprattutto, vernice bianca.

Il progetto di una riqualificazione - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Il progetto di una riqualificazione
Il progetto è un primo esperimento per indagare le possibilità di un’architettura per gli enormi sviluppi che stanno trasformando le città indiane. La complessa democrazia indiana ha bisogno di un’architettura in grado di coniugare l’efficienza commerciale e la modernità con la generosità e il consenso. Senza pretendere di aver trovato la linguaggio definitivo, la nostra proposta esplora una configurazione insolita per questo enorme sviluppo residenziale in zona chembur. Cinque torri sono progettate per generare il minimo ingombro sulle parti comuni e per massimizzare la superficie ai piani superiori, di solito il più desiderabili. Questa configurazione genera automaticamente forme più voluminose verso l’alto e più strette in basso. Queste, ottimali per ombreggiare le facciate e per ventilare le aree comuni, richiamano elementi della tradizione architettonica dell’india. Questa configurazione è sottolineata dall’introduzione, ai piani più alti, di tipologie abitative insolite, come le “sky-patio houses”, case a patio di due piani quasi interamente a sbalzo dall’edificio. Il patio però è vuoto, consentendo viste mozzafiato e scorci inaspettati del cielo al di sopra e della metropoli al di sotto. Designers: subhash mukerjee, michele bonino, attilio giaquinto Location: r.c. Marg, chembur, mumbai

moschea in mumbai - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto moschea in mumbai
Mumbai. L’intenso quartiere di shivaji nagar è il contesto del primo progetto sviluppato da marc hood, una collaborazione tra marc e lo studio ‘hood di matias echanove e rahul srivastava (fondatori di urbz – user-generated cities) incentrata sulle possibilità dell’architettura nei quartieri informali della città indiana. La proposta di marc hood per la nuova moschea jamat ahle sunat e la madrasa faizan-e-raza è uno strumento per negoziare la forma dell’edificio attraverso processi decisionali complessi e insondabili. In questa condizione il progetto individua alcuni (pochi) obiettivi precisi, accettando serenamente l’imprevedibilità del risultato finale. Ecco i punti (quasi) fermi: - l’edificio deve funzionare ed essere significativo a diverse scale: Alla scala urbana è riconoscibile nel tessuto denso, visibile da lontano con la sua cupola riflettente e i minareti. Al livello della strada la sua massa astratta di marmo bianco forato si staglia sulla frenetica attività della strada, sopra i negozi al piano terra. A una scala ancora minore le due porte d’ingresso ricavate fra le piccole attività commerciali invitano i fedeli all’interno. - le facciate sono un’interpretazione della tipica “doppia pelle” locale: All’esterno un jali (il tamponamento traforato della tradizione) in marmo locale, all’interno una normale parete in muratura. Questo sistema, favorendo un’efficace protezione dalla luce solare diretta, permette anche una grande libertà nella configurazione e nella costruzione delle facciate, il cui disegno sarà progettato e realizzato in collaborazione con gli artigiani del quartiere. - massimizzare lo spazio di preghiera: Il progetto evita la convenzionale divisione a tre piani inizialmente prevista; articola invece lo spazio con una serie di solai sfalsati, organizzando i livelli in sezione in modo da accogliere l’equivalente di mezzo piano in più. In questo modo, inoltre, lo spazio di preghiera diventa unitario e la voce del sacerdote è percepibile da tutti. - levitazione della cupola: In alto, la cupola si solleva di poco dal resto della copertura, suggerendo un senso di elevazione e leggerezza nei fedeli e rappresentando allo stesso tempo un elemento di identificazione fra le numerose moschee della zone. - scala di minimo ingombro: Progettata per un minimo ingombro separa lo spazio per le abluzioni rituali (vazu khana)  dalla sala di preghiera. Il sottoscala è sfruttato per i servizi igienici e per piccoli depositi.  – last but not least, la sostenibilità: Poco più delle più ovvie tecniche del luogo. L’utilizzo della doppia pelle è accompagnato da semplici ventole meccaniche per l’estrazione dell’aria, posizionate con cura nell’edificio. I minareti presentano piccole aperture per permettere l’irraggiamento solare diretto della sommità, generando una differenza di temperatura sufficiente a innescare l’effetto camino, che contribuisce al raffrescamento dell’interno. La nostra proposta intende “traghettare” questi obiettivi attraverso un percorso apparentemente caotico e distante, verso un edificio di cui noi stessi ignoriamo l’aspetto definitivo Location: shivaji nagar, govandi, mumbai

Trasformazione di un complesso di uffici - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Trasformazione di un complesso di uffici
Un po’ masochisticamente, a marc non dispiace lavorare con budget bassi. In realtà crediamo che la maggior parte dell’architettura debba costare poco, e che un basso costo di costruzione sia la prima caratteristica di un progetto sostenibile. Il budget estremamente basso per questa rifunzionalizzazione piuttosto ambiziosa – da edificio per uffici a scuola universitaria di medicina – ci ha costretto ad applicare questa convinzione in modo abbastanza radicale, con un rapporto non facile tra trasformazione e conservazione. L’economicità è l’elemento trainante dell’intero progetto. Il progetto si occupa sopratutto di preservare quanto più possibile dell’esistente. I pochi nuovi spazi sono per lo più il risultato di sottrazioni piuttosto che di aggiunte: a differenza di progetti simili, non solo le parti strutturali sono conservate, ma anche molte partizioni e materiali esistenti, fino al punto di riciclare quasi interamente i pavimenti in linoleum degli anni ’70. Scelte necessariamente radicali coinvolgono anche l’obsoleto sistema di ventilazione: invece di sostituirlo il progetto lo ne prevede la rimozione: tutte le classi si affidano sono ventilate solo naturalmente. I pochissimi nuovi interventi sono limitati a due nuove scale di sicurezza e ad alcune aree comuni, pensate per interrompere la continuità dei lunghi corridoi e per fornire alcune viste verso l’esterno dalla profonda manica dell’edificio. C’è abbastanza spazio per l’architettura in questo approccio? La nuova immagine dell’edificio è abbastanza nuova? Queste sono domande a cui questo progetto non è in grado di rispondere, ma per noi sono sicuramente questioni cruciali per l’architettura dei prossimi anni.

Trasformazione di un appartamento - Torino (TO)

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Archisio - Marc - Progetto Trasformazione di un appartamento
Fino a che punto abbiamo bisogno di cambiare spazi esistenti? Da marc iniziamo a pensare che l’esistenza di qualcosa sia un valore in sé. Ciò che è già lì è bello. Il budget basso e il poco tempo a disposizione per trasformare un vecchio appartamento in casa per uno di noi - e la sua ingombrante famiglia – è una buona occasione per riflettere su questo tema. Indipendentemente dalla loro qualità, il progetto cerca di salvare i materiali e le spazialità anni ’50 esistenti, eseguendo  Interventi molto contenuti. Si tratta principalmente di piccole demolizioni, per adattare la rigida divisione in piccole stanze alle esigenze e alla confusione di una Famiglia con bambini, cani, tricicli. Tutti i pavimenti esistenti sono conservati, insieme con la forma delle camere esistenti. Dove le pareti divisorie devono essere rimosse, queste sono mai completamente demolite, ma solo il minimo necessario per poterci passare attraverso: la parte superiore delle pareti e le loro tracce sul pavimento vengono lasciati. Attraverso queste operazioni, un nuovo corridoio viene creato attraverso le camere, liberando il corridoio originario dalla sua funzione e permettendo di Riempirlo comodamente con vestiti ed elettrodomestici, usarlo quindi come una stanza armadio e lavanderia. Il bagno più piccolo, lungo e stretto, è Tagliato e attraversato al centro da un passaggio tra la cucina e il soggiorno. Quest’ultimo è ampliato con la demolizione delle pareti che lo separavano Dall’ingresso e dalla ex sala da pranzo: il soggiorno diventa letteralmente la somma di tre spazi, nessuno dei quali perde le sua Caratteristiche precedenti. Come le camere, anche gli impianti rimangono sostanzialmente invariati.
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