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Giovanni Fiamingo

Architettura rovesciata - Favara (AG)

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2003 Titolo Architetture rovesciate Arch. Giovanni fiamingo (capogruppo) Coll. M. Pino, s. Geraci, g. Giancone, r. Mistretta, m. Pino Questo lavoro sul centro storico di favara risente della suggestione ricavata dai suoi dintorni. L’immagine dello scavo sulla viva roccia (delle “tombe a grotticella”, tracce di vari insediamenti preistorici; dei resti delle abitazioni del periodo greco, sulla montagna sacra caltafaraci; dei residui industriali delle numerose miniere di zolfo) si staglia prepotentemente sullo skyline ben noto e archetipico dei templi di agrigento. Analogamente, la cittadina esprime al suo interno tensioni orografiche e topografiche simili, producendo luoghi dalla forte valenza spaziale, come i “sette curtigghi”. Ovunque, le variazioni altimetriche producono interessanti movimenti di suolo, impreziositi qua e là di quel che resta d’antichi basolati. La determinazione dei luoghi d’intervento, o del “punto”, della “linea” e della “superficie”. Il cuore medievale di favara necessita diffusamente d’interventi progettuali. L’immagine del crollo edilizio, che punteggia il borgo antico, ha suggerito di lavorare con “frammenti architettonici” da localizzare sulle linee-forza del corpo urbano, dalla tipica “forma” a pesce. Gli interventi, concentrati in punti critici del tessuto, individuano una promenade le cui “tappe” sono degli oggetti d’architettura “complementari” l’uno all’altro; idealmente ottenuti dallo smontaggio concettuale delle parti di un edificio. Queste parti interagiscono con il contesto, approfittano qua e là di piccoli giardini spontanei, di muri crollati, di articolazioni altimetriche, per ricavarne occasioni d’architettura. Esse intervengono sempre sullo spessore della linea di terra, come occasione per rinsaldare il legame fra oggetto e contesto. I luoghi dove si concentrano gli interventi sono fondamentalmente due, e sono definiti dal sistema puntiforme di piazza giglia e da quello lineare di via umberto. In tal maniera, si vuole definire una superficie strategicamente utile all’intervento sulle complesse problematiche del centro storico. - su via umberto, in parziale coincidenza con la via sacra. Qui una serie di azioni architettoniche (completare, scavare, collocare, estrarre) viene distribuita in una promenade architecturale, ridefinendo i suoli, un bar, una banca e una piazza. - su piazza giglia, sede della storica fontana giarritella e occhio del “pesce”. Questo storico luogo industriale ha perso nel tempo le importanti architetture che ne definivano la spazialità, ma non la suggestione arcaica del suo rapporto con il paesaggio: circondato da un diffuso degrado, pone la necessità di una ridefinizione del suo “centro”. Sostanzialmente, alcuni oggetti architettonici, collocati con funzione monumentale, vengono “rovesciati” per ristabilire il legame fra architettura e suolo. All’interno di quest’articolazione della linea di terra, il luogo viene dotato d’appositi servizi (dei chioschi, un parcheggio ipogeo, un museo, un bar, dei giardini). Passeggiare Su via umberto si propone una passeggiata architettonica, parzialmente sovrapposta a quella sacra, che riconnette alcuni luoghi critici del centro storico. Le “tappe” del percorso sono individuate da un’azione architettonica, di seguito specificata. Completare Il punto d’avvio della promenade: è uno slargo in cui è collocato il calvario, un recinto sacro ottocentesco sormontato da tre croci. Si “completa” il solo disegno di suolo, prolungandolo come un tappeto lapideo per tutta via umberto, a riconnettere i luoghi d’intervento. Scavare Un recinto ricostruisce il volume di un piccolo edificio d’angolo. Tale atto costruttivo risulta sospeso sulla propria “cava”, su un complementare volume ricavato per scavo che ne risucchia sottoterra i piani abitativi. Questo piccolo bar propone entrando un grande vuoto definito dalla luce che attraversa i varchi degli infissi per poi accompagnare verso una discesa nello spessore del suolo. Collocare In questo punto di via umberto, un’altra assenza edilizia, stavolta interna all’isolato, dialoga con brusche e improvvise variazioni di quote che generano diversi sistemi di scale urbane. Il lotto è “scandito” da alti frammenti murari, lacerti della precedente costruzione. Tali setti, con le alberature spontanee che si sono formate con il tempo, vengono mantenuti. Anzi, il nuovo edificio “collocato” assume la configurazione di uno spesso muro che accoglie le funzioni di una banca. Allineandosi ai volumi adiacenti e ai sistemi di vicoli esistenti, si segnala quasi come sospeso su via umberto, grazie ad uno scarto del fronte urbano. Tale volume risulta poggiato sopra un sistema di scale urbane, simili a quelle già esistenti, che riconnettono i salti di quota e sotto cui viene ricavato un bar che si espande nei piccoli giardini recuperati. Il sistema di scale e passerelle collega via umberto con un retrostante vuoto edilizio definito da un alto muro. Dentro questo recinto viene progettato un giardino pensile con sottostante prolungamento della banca. Estrarre Opposto al calvario, questo luogo possiede un’altrettanto forte valenza simbolica. Qui confluiscono e vengono raccolte le acque piovane del centro storico, anticamente molto ricco di sorgenti. Il progetto “estrae” dal luogo i propri materiali: il collettore dell’acqua con i suoi gradoni di raccolta suggerisce il disegno di una piazza gradinata, piccolo anfiteatro urbano; il muro determinato dal dislivello esistente fra le strade viene ispessito e portato all’altezza delle adiacenti costruzioni. Il suo spessore ospiterà il ridisegno dell’attuale fermata dell’autobus e del piccolo chiosco mobile, e una rampa di risalita da cui poter osservare il castello e la cupola del duomo. Rovesciare Il diffuso degrado che connota e circonda piazza giglia, conduce alla necessità di una riappropriazione del “centro” di tale luogo e delle sue valenze paesaggistiche. Sostanzialmente, alcuni oggetti architettonici, collocati con funzione monumentale, vengono “rovesciati” per ristabilire il legame fra architettura e suolo attraverso un’articolazione della linea di terra. Tali oggetti dialogano, così, con la propria "cava" e sono ulteriormente corrosi da azioni di scavo, che coniugano valori modellistici a suggestioni topografiche e telluriche. Essi sono: - la dotazione fissa del mercato settimanale, integrata con un giardino, e il suo scavo complementare: un parcheggio ricavato nello spessore del suolo; - il recinto di verzure, memoria dell’antico “giardino delle palme”, con i piani inclinati che lo prolungano verso lo scavo che conduce al parking; - la piramide-bar; - lo scavo, attraverso piani inclinati di verde e ampie rampe di accesso, dell’attuale piazza come complementare agli oggetti architettonici che la definiscono. - l’edificio museale, in bilico sulla grande cavità, sul cui fronte è rovesciato “in negativo” l’antico impianto planimetrico di favara. Nei vuoti ottenuti, si realizza un museo en plein air percorso da un fluido sistema di rampe. Da qui, si potrà osservare una parte dei preziosi reperti collocati, di cui il circondario è ricco e, in trasparenza, il paesaggio naturale e architettonico di favara.
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